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Problemi e riflessioni (a cura di La Redazione) . A. XIV, n.155, agosto 2020

Zoom immagine Un paese, tanti paradossi:
negli Stati Uniti di Trump

di Alessandro Milito
Francesco Costa per Mondadori parla degli Usa
e dei suoi contrasti, ribelle in era moderna


Gli Stati Uniti sono la più grande superpotenza militare del globo, con un apparato bellico che per qualità e quantità che non ha eguali e una capacità di azione e un’egemonia pressoché illimitati.
Eppure non è solo per questa ragione che gli Usa rappresentano ancora la nazione più potente del mondo. Sono altre le armi che garantiscono, ancora oggi, il primato americano e sono proprio sotto i nostri occhi: forse le stiamo utilizzando in questo preciso istante. Si tratta dello smartphone o del computer con cui stiamo leggendo questo articolo e del loro sistema operativo. L’applicazione che quotidianamente utilizziamo per guardare un video o per navigare sul Web. Lo stesso “Web” ha un’impronta statunitense. E poi il cinema, i libri, le serie tv, le piattaforme di streaming e centinaia di altri riferimenti culturali, evidenti o sotterranei. E non finisce qui: è difficile trovare un campo della nostra cultura occidentale, e non solo, che non sia stato toccato o influenzato almeno in minima parte dagli Usa. È il soft power la vera arma decisiva dell’America, quella in grado di garantirle l’egemonia che tanto cerca di difendere.
Siamo quindi, volenti o nolenti, imbevuti di Stati Uniti ma li conosciamo davvero? Seguiamo addirittura le primarie per la scelta del loro candidato presidente come se dovessimo votarlo noi stessi, ma conosciamo la politica americana? Leggiamo dell’ennesima sparatoria in una scuola che ha provocato decine di morti ma quanto sappiamo del rapporto che gli statunitensi hanno con le armi? E il movimento Black lives matter di cui sentiamo parlare in questo periodo da dove viene realmente? A queste e a tante altre domande risponde Francesco Costa in Questa è l’America (Mondadori, pp. 204, € 18,00), svelandoci l’America più profonda e abbattendo molti dei nostri pregiudizi verso una nazione così vasta, complessa e determinante.

Più di una semplice nazione
Francesco Costa, vicedirettore della testata online Il Post, non è nuovo agli Stati Uniti e alle loro mille sfaccettature. Il suo podcast Da Costa a Costa, nato per commentare e seguire le primarie per le elezioni presidenziali del 2016, rappresenta oggi un punto di riferimento del podcasting italiano e una finestra d’eccezione sulla politica e la società americana.
Questa è l’America in qualche modo rappresenta la trascrizione e l’approfondimento di molti dei temi che il giornalista catanese da tempo tratta con il suo podcast e la sua newsletter settimanale. Anche il linguaggio del libro e il suo ritmo risentono dello stile giornalistico vivace e preciso di questi prodotti multimediali.
In tutti i suoi racconti l’autore mette subito un punto in evidenza, imprescindibile ed essenziale per capire davvero la complessità degli Stati Uniti: la vastità del loro territorio.
Un europeo, abituato a Stati relativamente piccoli, fatti di città che si susseguono una dopo l’altra, potrebbe non capire quanto questo fattore influenzi costantemente gli Usa e in che modo oltretutto.
Quando ci approcciamo a essi dobbiamo tener presente che non stiamo parlando di una semplice nazione ma di un vero e proprio continente. La distanza tra un luogo e un altro, spesso intervallata da chilometri e chilometri di distese vuote e immense, è una costante nella geometria statunitense. Una distanza che ha diverse conseguenze e contribuisce a modellare lo stesso “spirito della nazione”.
La prima: uno spiccato senso di autonomia, indipendenza e libertà del singolo che si traduce in una diffidenza spontanea verso qualsiasi tipo di autorità, specie se quella federale. Solo tenendo presente ciò si possono capire episodi altrimenti assurdi e folli come la rivolta armata di Cliven Bundy, proprietario di un ranch del Nevada che rifiutava il pagamento di una esigua e simbolica tassa imposta dall’odiata Washington.
Ed è anche per l’immensità degli Stati Uniti e per questo rapporto ambiguo e diffidente con l’amministrazione pubblica che un europeo può capire e inquadrare meglio la piaga delle armi e le centinaia di vittime che essa provoca ogni anno. Un legame, quello con l’arma da fuoco, che Francesco Costa riesce a delineare con chiarezza, smontando alcuni dei nostri luoghi comuni più forti e ricordandoci che solo il 3 per cento della popolazione possiede la metà di tutte le armi in circolazione.

Il sogno americano sbiadito
Un libro che può essere visto come una cura contro i facili stereotipi ma non solo. Questa è l’America è una piccola antologia dei più grandi contrasti di una nazione enorme, vitale e in continuo cambiamento. Un paese che è ancora in grado di stupire per la sua capacità di rinnovamento e di inventiva, capace di sfornare talenti e strumenti che influenzano direttamente le nostre vite. Gli Stati Uniti rappresentano ancora la terra delle opportunità e della novità ma, come l’autore spiega in più passaggi, questa carica morale e ideale ha perso molto della sua freschezza e della sua innocenza.
Una nazione ancora vivace e produttiva, terreno fertile per chi intende realizzare se stesso, ma senza una rete di protezione sociale, estrema ed estremizzata, sempre più radicale. Veniamo quindi a conoscenza della più grande crisi sociale e sanitaria degli ultimi anni pre-Covid-19: l’aumento spropositato dell’uso di antidolorifici e psicofarmaci, vera e propria piaga in grado di condannare alla tossicodipendenza e alla morte migliaia di americani di ogni fascia sociale; con l’ovvia conseguenza che proprio i più deboli sono i primi a soffrire una società in cui la tossicodipendenza viene vista come una colpa e il drogato un delinquente, non una persona da sostenere e curare.
Una Silicon Valley che è il cuore dell’innovazione tecnologica ma che lascia per strada migliaia di persone a causa della speculazione edilizia di San Francisco: ingegneri, professori e studenti costretti a dormire in macchina a causa degli affitti proibitivi anche per chi non può essere considerato un nullatenente.
E poi la politica, riflesso di questa società fatta di contrasti e in grado di eleggere un Barack Obama e un Donald Trump subito dopo, senza soluzione di continuità. Un’arena politica sempre più radicale, in cui il compromesso viene rinnegato e lo scontro quotidiano viene aizzato da mass media feroci e manipolatori; con una conseguenza dannosa per tutti: la creazione di bolle mediatiche e politiche in cui ognuno crede di avere la visione giusta e vera del mondo, senza possibilità di comprensioni per le ragioni dell’altro visto solo come un nemico da silenziare.
Viene fuori il ritratto di un paese che cerca in tutti i modi di difendere la sua diversità, i suoi tratti caratteristici che lo hanno reso attrattivo e vincente ma che teme una normalizzazione sempre più prossima.

Un biglietto di viaggio per conoscere meglio gli Stati Uniti
Volendo a tutti i costi cercare qualche difetto in Questa è l’America si potrebbe obiettare che spesso traspare, più o meno evidentemente, una certa simpatia politica per il partito democratico statunitense a discapito di un partito repubblicano che ha comunque molte colpe nell’incattivimento del dibattito pubblico e istituzionale, facendo perdere però una certa obiettività al testo e alle opinioni che uno potrebbe trarne.
Si potrebbe anche dire che il libro in alcuni tratti è eccessivamente generico ma, parimenti, ciò potrebbe anche non essere visto come un difetto. Infatti il libro riesce perfettamente nei suoi intenti: accendere l’attenzione di ognuno di noi su alcuni aspetti marginali e poco noti degli Stati Uniti, mettere da parte alcuni dei pregiudizi più profondi verso di essi e stimolare ulteriori ricerche e approfondimenti sui tanti temi trattati. Questa è l’America è un ottimo biglietto per un viaggio verso quella nazione che, nel bene e nel male, ha ancora tanto da dire e che, con il suo soft power definisce ancora la nostra cultura occidentale.

Alessandro Milito

(www.bottegascriptamanent.it, anno XIV, n. 155, agosto 2020)

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