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A. XIV, n.155, agosto 2020
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Problemi e riflessioni (a cura di La Redazione) . A. XIV, n. 151, aprile 2020

L’importanza dell’amicizia
nei momenti più difficili
della propria vita

di Rosita Mazzei
Emanuela Cangemi mostra, in una presentazione,
un mondo fatto di amore, musica e cura dell’altro


Nella giornata di domenica 1 marzo, come avevamo preannunciato all’interno di un nostro articolo ( http://www.bottegascriptamanent.it/?modulo=Articolo&id=2353&ricerca=), si è svolta la presentazione del saggio-romanzo in chiave musicoterapica A modo mio mi prendo cura di te (Armando editore, pp. 144, € 15,00), facente parte della “Scuderia letteraria” di Bottega editoriale, della musicista e scrittrice Emanuela Cangemi.

Gli interventi
La presentazione in questione, come previsto, si è svolta all’insegna della cultura nelle sue forme più svariate. Oltre alla scrittrice dell’opera, erano presenti un buon numero di artisti e intellettuali intervenuti appositamente per mostrare a un cospicuo numero di appassionati della letteratura un libro dal sapore formativo e veritiero. Sottolineiamo, infatti, la presenza di un pubblico nutrito e caloroso, elemento imprescindibile per la buona riuscita di una qualsiasi presentazione letteraria e non.
Degli ottimi interventi, dicevamo. Ecco, infatti, come, dopo le parole di rito che hanno aperto le danze accogliendo il pubblico, a prendere la parola sia stato il giornalista Piero Carbone, autore della foto di copertina del libro.
Si è soffermato sulle intenzioni che il suo scatto ha voluto catturare, attraverso l’immagine impressa per sempre con la propria macchina fotografica. Il giornalista, come egli stesso afferma, era stato contattato da Emanuela Cangemi per poter avere una foto che immortalasse Belsito, il paese del cosentino dove si svolge la narrazione degli eventi. Egli, però, ha deciso di proporre strategicamente una foto che ritraesse una zona specifica di Grimaldi, paese vicino, ovvero corso Trento, in cui si vedono due panchine vuote che affacciano su un paesaggio naturalistico degno di nota. Doppia la valenza che Carbone affida all’immagine da lui catturata: da una parte, potrebbe rappresentare l’assenza causata dalla morte innaturale di una delle compagne di vita dei personaggi del libro, ma dall’altra, potrebbe voler alludere al forte senso di amicizia e di fratellanza che ha legato nel corso della storia i vari protagonisti.
Altro intervento degno di nota è sicuramente quello della docente di Lettere Maria Scornaienchi che ha parlato, con delicatezza ed eleganza, del dolore e della malattia che attraversa il libro di Cangemi. Il tumore che ha tolto una vita in maniera così dolorosa, ma che non viene mai realmente nominato, poiché vi è una reale paura ad affrontarlo anche solo con l’uso delle parole. Inoltre, ha continuato la docente, in questo libro è possibile ammirare la bravura e l’empatia dell’autrice quando elabora una lettera di Giuseppina, il personaggio che verrà a mancare, indirizzata a suo figlio, in cui narra tutta la potenza dei propri sentimenti in un momento così drammatico. Infine, Scornaienchi ha ribadito come la musica sia il collante di tutto, in una narrazione volta a coinvolgere il più possibile il proprio pubblico.
L’intera presentazione è stata intervallata dalla musica a dir poco celestiale del soprano Lucia Morello, della violinista Edvige Roncone e del tastierista Gianpaolo Palermo. Lucia Morello, inoltre, ha introdotto i tre brani proposti per questa occasione. Te voglio bene assaje, famosissima canzone napoletana composta nell’Ottocento, scelta dai maestri poiché il suo tema d’amore si adattava perfettamente alla trama del romanzo di Emanuela Cangemi; Parlami d’amore Mariù, dedicata a Maria, uno dei personaggi del libro; infine vi è stata l’interpretazione di Reginella, una delle canzoni napoletane più famose al mondo, scelta come invito ad amarsi vicendevolmente.

I significati celati
Il soprano Morello ha sottolineato alcuni significati nascosti che conterrebbe A modo mio mi prendo cura di te. Quando si parla, per esempio, della stanza del «lupo solitario», così viene definita nel testo la soffitta appartenente a Carmelo, uno dei protagonisti, essa non rappresenta solo un luogo sicuro, lontano da occhi indiscreti, ma raffigura un vero e proprio simbolo.
Il simbolo della necessità di ogni musicista, in questo caso, ma anche di ogni altro tipo di persona, di avere un luogo di riflessione tutto per sé, lontano dai problemi e dalle preoccupazioni, ma anche capace di portare serenità e tranquillità. Essa è un rifugio, che per Carmelo è rappresentato appunto da una soffitta, ma che può variare per ognuno di noi: sempre nella storia, in don Leonardo prende forma nella sua coscienza per don Leonardo.
Da musicista, inoltre, anche lei non ha potuto non sottolineare l’importanza che ha la musica all’interno di questo saggio-romanzo: Schumann viene chiamato in causa, poiché «creativo è chi crea».
A questo punto non ci resta che invitarvi alla lettura di un libro che sarà sicuramente capace di regalare al lettore davvero molto sia dal punto di vista culturale che dal punto di vista emotivo.

Rosita Mazzei

(www.bottegascriptamanent.it, anno XVI, n. 151, aprile 2020)

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