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A. XV, n. 160, gennaio 2021
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Dibattiti ed eventi (a cura di Natalia Bloise)

Nuovi argomenti verso i Non ancora trentenni
di Giusy Patera
Una selezione di giovani poeti: ecco dimostrato come si può uscire “vivi”
dai difficili anni Ottanta e restare impassibili alle sirene delle avanguardie


Il numero 41 (gennaio-marzo 2008) di Nuovi Argomenti, la storica rivista fondata nel 1953 da Alberto Carocci e Alberto Moravia, ha il merito di presentare per la prima volta al pubblico una selezione dei più interessanti poeti italiani nati negli anni Ottanta del secolo scorso (preceduta dall’omologa sezione dedicata ai narratori).

I Non ancora trentenni – questo il titolo monografico del trimestrale – sono, in ordine alfabetico: Silvia Avallone (1984), Luca Colafrancesco (1984), Marco Gatto (1983), Menotti Lerro (1980), Davide Nota (1981), Carla Saracino (1980) e Matteo Zattoni (1980).

 

Un’introduzione che è retrospezione

La sezione si apre con un’introduzione critica a cura di Carlo Carabba, dalla quale è utile citare un ampio stralcio. Scrive il critico: «I poeti qui presentati (come i narratori che li precedono) sono riuniti secondo un criterio anagrafico, e in quanto tale volutamente e costitutivamente arbitrario: essere nati negli anni ’80. Se i maggiori per età (Zattoni, Nota) sembrano avere una fisionomia poetica già ben formata, il percorso di altri sembra ancora in fieri, e non si può escludere che porti alcuni di loro verso altre strade, la narrativa, la critica magari. Eppure nelle reciproche differenze si possono trovare delle caratteristiche comuni, che lasciano ben sperare.
Volutamente sordi alle sirene delle avanguardie divenute maniera, liberi dalle pastoie di certi sperimentalismi, in tutti si ravvisa un’urgenza del dire che non si traduce in una spontaneità irriflessa ma in un discorso poetico coerente, senza paura di esprimere un pensiero, una riflessione (Gatto). Tra le tematiche più ricorrenti gli affetti, l’amicizia più che l’amore, la famiglia; anche l’esperienza politica è filtrata attraverso l’esperienza personale, si incontrano nei versi eventi lontani (la battaglia di Dresda) e vicini (Falluja), con prospettiva sempre individuale, mai realmente corale.
Colpisce poi l’adozione, in tutti i poeti qui raccolti, di uno stile medio; alle evoluzioni e involuzioni sintattiche di una certa poesia che li ha preceduti, preferiscono un andamento regolare. Interessante il recupero che fa Colafrancesco dei versi ritmicamente serrati, non disdegnando rime e assonanze, e l’esperienza del metro è ben presente, ad esempio, anche in Gatto e Nota.
In generale mi pare che questi poeti non ancora trentenni tradiscano il desiderio di essere letti, il che, al giorno nostro, è dote assai preziosa, e per niente scontata».

Si tratta di un importante tentativo di dare conto di una generazione di nuovi scrittori, formatasi ormai in piena temperie postmoderna e forse già aperta a una nuova fase, considerato l’esaurirsi delle avanguardie e un certo ritorno alla regolarità del verso. Sono autori che hanno deciso di aprirsi alla poesia in un’epoca che l’ha rifiutata e l’ha costretta a sterile strumento d’espressione individuale. Eppure, come ha scritto Carabba, emerge un’ansia comunicativa, una presa d’atto, se vogliamo, della necessità di ritrovare, nella scrittura, una ragione non solo esistenziale, ma collettiva.

 

Annalisa Pontieri

 

(www.bottegascriptamanent.it, anno II, n. 7, marzo 2008)

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