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Home Page (a cura di La Redazione) . A. XIII, n.143, agosto 2019

Zoom immagine L’efficacia delle fiabe: ancestrali,
istruttive e soprattutto divertenti!

di Adriana Colagiacomo
Per La rondine edizioni Marco Fortuna scrive di temi molto attuali
per i più giovani, utilizzando la fantasia. Illustrato da Antonio Spadaro


Che cosa c’è di più semplice, ma anche di più difficile, del chiedere scusa?
La maggior parte delle volte in cui ci si ritrova a sbagliare, e ad ammettere quindi i propri errori, quella parola sembra impronunciabile e quando siamo proprio costretti dalle circostanze la sputiamo fuori come si fa con un boccone amaro. Eppure, se conservassimo la semplicità propria dei bambini ci accorgeremmo che non è poi un’impresa così impossibile. Allo stesso modo occorrerebbe imparare fin da piccoli a esprimere le emozioni. A saper dire “volevo solo giocare un po’ con te”. In un mondo normale, in una stanza normale, due fratelli iniziano a litigare, la realtà circostante prende vita e avviene la magia: i giocattoli si animano e iniziano una vera e propria guerra.
Una guerra che si conclude con delle semplici scuse.
Questo il tema principale su cui ruota La strada del ritorno. Favole d’amore e di perdono di Marco Fortuna (La rondine edizioni, pp. 28, € 8,50), una raccolta facente parte della “Scuderia letteraria” di Bottega editoriale, composta da cinque fiabe, semplici e immediate, ma non per questo banali.
Si potrebbero fare tante riflessioni in merito a quello che ha spinto l’autore a scrivere questi racconti, ma una può valere per tutte: la società in cui viviamo, la realtà che ci circonda è sempre più difficile. Tutto diventa complicato e molto spesso gli artefici di queste complicazioni, inutili e sterili, siamo proprio noi stessi. La fiaba in apertura, Bambole contro robot, spiega esattamente questo: i conflitti si risolvono con una semplice parola: “scusa”. Con l’essere umili ed empatici, come si può notare nel secondo racconto, La ragazza e il pettirosso. L’empatia è un dono prezioso e chi ne è privo è costretto ad impararlo a proprie spese, proprio come Alexander, il figlio dello spirito del fiume protagonista della storia, altezzoso, superbo, che proprio per questo viene punito dal padre e trasformato in un piccolo pettirosso, alle prese con le difficoltà che la vita, quella vera, pone ogni giorno dinanzi a tutti e nei confronti delle quali non sempre siamo pronti.
«Mio adorato figlio, per troppo tempo ho sopportato i tuoi capricci e le tue leggerezze; con il tuo comportamento non dimostri rispetto per le creature che ti circondano e non meriti di condividere con me le gioie della natura, perciò ti trasformerò nell’ultimo animale che hai maltrattato proprio poco fa, un pettirosso! Potrai provare così quali sono alcune delle difficoltà che la vita può riservare a chi è meno fortunato di te».
Queste le parole dello spirito del fiume, che già da sole rappresentano un insegnamento fondamentale perché troppo spesso ci si dimentica di cose come la gratitudine, l’umiltà, il rispetto per il prossimo.
Spesso l’aiuto degli altri è fondamentale, così come la compassione. Il piccolo pettirosso verrà più volte salvato fino a giungere tra le braccia di una ragazza che lo porterà con sé, nella sua casa, dividerà con lui l’ultimo pezzo di pane e rappresenterà la sua salvezza e la sua insegnante di vita.

La macchina trita-rancore
Particolare il racconto La macchina del perdono in cui si descrive una città detta “dei senza cuore” in cui nessuno aveva mai perdonato. Non c’era spazio, di fatto, per i buoni sentimenti, ma solo per il rancore e per l’odio.
Ogni occasione appariva perfetta per litigare fino a che non arrivò un venditore ambulante accompagnato dalla figlia e che, con il loro carrettino e il loro the, portarono una novità al paese: la macchina del perdono. A ognuno veniva offerta la possibilità di scrivere su un bigliettino un torto subito, di introdurlo nello strano e complesso marchingegno per essere infine distrutto e, con esso, anche il rancore relativo scompariva.
Semplicità, anche qui. Un potentissimo effetto placebo che va ad annientare un sentimento capace di logorare anche l’animo più forte, come un tarlo.
Spiegare a un bambino il significato e l’importanza del perdono non è facile, ma una fiaba come questa riesce quantomeno a renderne l’idea.

Uno per tutti, tutti per uno!
A chiudere la raccolta c’è, infine, il tema del sacrificio, efficacemente affrontato nell’ultima fiaba, Il corvo riporta la luce che vede una strega malvagia portare via il sole e lasciare il mondo irrimediabilmente avvolto dall’oscurità. Tristezza, buio, freddo avvolgono il pianeta finché un eroico e coraggioso gruppo formato da una lucertola, una scimmia e un corvo non partono in una spedizione. Il sole verrà recuperato solo grazie al sacrificio del povero corvo che, mettendo a repentaglio la sua stessa vita, riesce comunque a compiere la sua missione rimettendoci letteralmente le penne!
Una lezione in cui si insegna molto di più di quel che si vede: sacrificarsi per gli altri rende senza dubbio nobili, mettendosi addirittura a rischio per una giusta causa elevandosi ad eroi, ma a volte basta semplicemente fare il proprio dovere o assumersi le proprie responsabilità per compiere un vero sacrificio.

Un mondo tra realtà e fantasia
I racconti sono accompagnati dalle divertenti illustrazioni di Antonio Spadaro che raffigurano con molta precisione le situazioni descritte nelle storie, dalle più comuni, come un abbraccio fraterno, a quelle più fantasiose di una tartaruga alla guida di una decappottabile.
Il tratto a matita non perfettamente definito, le figure morbide e i colori tenui e vagamente accennati sono particolarmente adatti, rendendo la raccolta un grande racconto ad acquerelli, adatto ai bambini che potranno divertirsi a riprodurre i loro personaggi preferiti.

Adriana Colagiacomo
(www.bottegascriptamanent.it, anno XIII, n. 143, agosto 2019)

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