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Comunicazione e Sociologia (a cura di La Redazione) . A. XIII, n. 139, aprile 2019

Zoom immagine Le tante facce
della Morte

di Maria Chiara Paone
Per Horti di Giano
nove brevi racconti
sulla grande paura


Ai più sarà noto il titolo Esercizi di stile, dietro cui si nasconde la particolare raccolta di Raymond Queneau: novantanove racconti in cui viene narrata la stessa identica storia ma attraverso stili differenti. Una sperimentazione che qualsiasi scrittore, esperto o novizio, puntualmente svolge, per tentare di trovare la propria voce o per mero divertimento.
Cosa può succedere quando non è la storia ad essere identica ma solo la protagonista, e per di più una rappresentazione non divertente nella sua essenza? Cosa succede, quindi, se si decide di scrivere della e sulla fine della vita, sulla Morte?
È su questo presupposto che si basa Il dubbio di Signora Morte (Horti di Giano, pp. 114, € 9,99), opera in cui Francesco Loretucci tenta di dimostrare come da un singolo elemento possano scaturire storie differenti.

Le diverse sfumature di un evento
La genesi della raccolta viene presentata immediatamente nella Nota dell’Autore, in cui Loretucci spiega come questi racconti siano scaturiti durante un laboratorio di scrittura creativa: è stata la sua inventiva a legarli tramite il filo rosso della morte che, come viene detto nell’Introduzione, «nell’immaginario collettivo, ha da sempre rappresentato quella fase della vita che ogni persona di certo spera di raggiungere il più tardi possibile. […] come nella mitologia, la morte in un verso o in un altro, diviene protagonista attraverso il dipanarsi delle storie che andrete a leggere».
Ci troviamo dunque di fronte a nove storie in cui vengono esplorate varie tematiche, dalle più classiche come quella dell’omicidio da risolvere – o già risolto, come accade nella storia che dà il titolo alla raccolta – e della punizione dei colpevoli, fino ad arrivare alle più bizzarre e comiche, ad esempio in Addio… che vede al centro un uomo e una misteriosa sparizione. La Morte, il più delle volte, è personificata e protagonista diretta, ma spesso sono presenti anche alcuni piccoli elementi e giochi di parole che ricordano la sua idea e il mondo ad essa circoscritto, portando così la scrittura a un livello più sottile e profondo. Questo avviene in maniera plateale nella presentazione dello iettatore, chiamato Crisantemo Lamorte, oppure in maniera più ragionata nel caso de La morte ha odor di vaniglia, in cui si parla della vita di un ghost writer: chi meglio dei fantasmi, veri o presunti, può rappresentare il rimanere bloccato tra due condizioni contrapposte?

Uno specchio per la società
In alcuni racconti l’autore si fa invece feroce critico dell’animo umano, spesso votato solo all’apparenza e alla mera materialità, come dimostrano le storie di Famiglia Felice, in cui viene presentata una storia immaginaria sulla famiglia dell’illustre pittore Manet e di suo padre, legato morbosamente all’idea di perfezione mentre tutti si rivolgono a lui come a «l’orco»; oppure in Morte in 160 caratteri, in cui viene visto il rapporto conflittuale ed estremo con la tecnologia, in questo caso particolare con il telefonino, capace di divenire uno strumento, appunto, di morte, come afferma il Mietitore in persona: «“[…] Avreste dovuto inventarlo molto prima, perché questo coso rende le pratiche molto più facili. Per me… ovviamente…”».

Tra fantasia e realtà
Nonostante il tema si presti soprattutto a storie votate verso il soprannaturale e la fantasia – di cui un esempio può essere l’ultimo racconto, L’albero della memoria – lo stile rimane sempre molto realistico, con un lessico assai legato alla contemporaneità e dialoghi serrati, alternati a momenti di ampia descrizione che permettono l’immedesimazione del lettore, senza mai renderlo annoiato ma anzi desideroso del prossimo colpo di scena.

Maria Chiara Paone

(www.bottegascriptamanent.it, anno XIII, n. 139, aprile 2019)

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