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A. XIII, n.138, marzo 2019
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Problemi e riflessioni (a cura di La Redazione) . A. XIII, n.138, marzo 2019

Zoom immagine Gli anni Sessanta italiani
visti… dalla televisione!

di Maria Chiara Paone
Armando editore ripropone due interessanti saggi
di Francesco Alberoni, sul legame tra Tv e società


La televisione è un prodotto che molto spesso viene dato per scontato, soprattutto dalle nuove generazioni che sono ormai in possesso di altri dispositivi su cui poter ricevere notizie o assistere alle loro trasmissioni preferite. Certamente un fenomeno molto particolare per una tecnologia pressoché recente e che ha portato a un’azione propulsiva sull’intero sistema sociale fornendo, oltre a un modo totalmente inedito di trasmissione delle informazioni, un processo di integrazione sociale.
Un concetto che viene ripreso e approfondito, con la giusta documentazione, in Pubblicità, televisione e società nell’Italia del miracolo economico (Armando editore, pp. 128, € 10,00), un’opera facente parte della collana dei Classici di comunicazione e che unisce due saggi molto importanti di Francesco Alberoni, colui che si può definire uno dei padri fondatori della sociologia italiana. Così infatti lo chiama Gianpiero Gamaleri, curatore della stessa collana, nella sua Introduzione aggiungendo un suo personale ricordo come studente dell’Università Cattolica dove Alberoni stesso insegnava: «era uno di questi professori, dalla carriera precocissima, capaci di esercitare un fascino particolare sugli studenti. Si occupava di divismo, ma in un certo modo incarnava già lui stesso il “mito” del giovane docente estremamente brillante all’interno di una schiera di autorevoli e venerandi maestri».

I media e la società: un’esposizione attraverso gli anni
Nel primo saggio è presentata l’analisi svolta da Alberoni sull’influenza che la televisione ha avuto in Italia negli anni della ricostruzione economica; un’opera attuale nel vero senso del termine dato che l’autore la scrisse proprio negli anni in cui il fenomeno si stava svolgendo (il saggio è stato pubblicato inizialmente nel 1968). Essendo essa uno strumento di comunicazione inedito per quell’epoca, Alberoni decide di utilizzare un metodo che lui per primo definirà «ancora molto grossolano ed ingenuo», tuttavia solo per l’irreperibilità delle informazioni in alcuni campi. Decide così di prendere in considerazione un determinato periodo storico, partendo dal 1954 fino ad arrivare a metà degli anni Sessanta, di cui analizza i vari fenomeni che vi si sono verificati dal punto di vista economico, politico e culturale e, contemporaneamente, visualizza come i canali informativi dell’epoca – stampa, cinema, radio, e televisione – siano stati utilizzati e in che misura dalla popolazione. Una modalità che risulta vincente perché chiara e lineare: ogni elemento è analizzato singolarmente, accompagnato da molti dati e bibliografia, permettendo anche al lettore più profano un quadro ampio con cui rapportarsi e poter comprendere la ricerca svolta dall’autore.

Tradizione e innovazione
Uno dei tanti elementi che emerge dall’analisi precisa e puntuale di Alberoni è certamente sul piano politico, soprattutto il ruolo che ebbe il partito dei democristiani con la diffusione dell’apparecchio televisivo e soprattutto sul canale della Rai: per logica si potrebbe pensare che la popolarità del partito fosse proporzionale a quello degli abbonati, tuttavia nelle elezioni dal 1959 al 1963 la Dc ne è sempre uscita sconfitta, poiché il bisogno di progresso esercitato dal nuovo media non veniva ben rappresentato dagli ideali politici di un partito che inneggiava alla tradizione: Alberoni immagina quindi, per quel futuro anteriore, una mediazione su più complessa dal punto di vista culturale, cimentandosi anche di più nel settore da lui chiamato «civico-politico».

Lo specchio della società
Un altro fattore importante che sembra influenzare la società dei consumi, come dimostra anche il secondo saggio – incentrato proprio su questo fenomeno in particolare – riguarda il divismo, di cui Alberoni è un esperto, mediante il quale i personaggi del mondo dello spettacolo, come cantanti e attori, diventano simboli per la gente comune e di conseguenza «personaggi-divi, la cui vita privata non si esaurisce nello spettacolo, ma continua al di fuori». Un concetto che va a intrecciarsi a quello della pubblicità – non integrativa di cultura, come la televisione, ma sfruttatrice di tale integrazione – con cui poter promuovere e affermare la bellezza della vita dei divi e dei beni proposti dalla american way of life, ovviamente attraverso l’acquisto di alcuni prodotti.
Siamo quindi di fronte a un’opera molto snella nonostante la moltitudine di concetti, un piccolo manuale imprescindibile per chi vuole approcciarsi al mondo della sociologia o per chi vuole approfondire un periodo di grande benessere della nostra nazione e delle conseguenze apportate al livello culturale.

Maria Chiara Paone

(www.bottegascriptamanent.it, anno XIII, n. 138, marzo 2019)

Collaboratori di redazione:
Antonella Napoli, Maria Chiara Paone, Gabriella Silvia Spadoni
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