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A. XIII, n.141, giugno 2019
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Storia (a cura di La Redazione) . A. XIII, n. 136, gennaio 2019

Zoom immagine No alla monotonia
e ai luoghi comuni
del giorno d’oggi

di Giuseppe Chielli
Eleonora Santamaria, per L’Erudita,
scrive una raccolta fuori dagli schemi


Eleonora Santamaria con il suo Un manichino elegante (pp. 100, € 12,00), pubblicato da L’Erudita, marchio editoriale di Giulio Perrone Editore, narra in maniera quasi meccanicistica, ma impeccabile, quella che è la sfera del quotidiano. Si tratta di una serie, apparentemente casuale, di racconti, le cui trame sono tenute insieme da Jacques e dalla sua figura. Questo libro è collocabile nel genere surrealista, dove il genere umano, con i suoi aspetti, e vari momenti temporali si intrecciano giungendo all’assurdo, come si può evincere già dal primo racconto Crono e Mneride, nel quale Crono, padre di Zeus, consunto dalla vecchia e dal tempo, invisibile nel suo stesso regno, si riunisce con Mneride.

Jacques: specchio dell’autrice e dell’inesorabilità del tempo
Jacques, il protagonista, nelle prime pagine del libro, viene descritto come una persona zoppa, e che ama «setacciare l’universo partendo dal basso». Nessuno, con il passare degli anni, notava più la sua zoppia, era diventato uno invisibile, indifferente come tanti. Come già si evince dalla copertina, il protagonista non ha un volto definito, bensì «uno strato di polvere e barba lo avvolgeva con fare materno». Tuttavia, a leggere attentamente tra le righe del testo, possiamo notare che il protagonista del libro non è altro se non gli occhi con i quali l’autrice osserva il mondo, visto come un qualcosa di freddo, cinico. Sembra un qualcosa di monotono, e talvolta anche falso, nel quale si ripetono le azioni quotidiane. Anche lo stile del racconto, con le sue frasi minime, risente di ciò. La grandezza dell’autrice sta, però, nel riuscire in questo mondo, quasi uniforme, a trovare quell’emozione, quel modo di essere, quel gesto degno di essere preso in considerazione. E come compie questa operazione l’autrice? Con gli occhi di Jacques, i suoi occhi. Sembra che ogni volta venga compiuta una fotografia sul mondo, e che poi la stessa venga sviluppata, e riprodotta.
Tra gli esempi più lampanti di quanto appena mostrato ci sono: il degrado di un uomo appeso allo scivolo nel “parco dei drogati”, ma anche la saggezza di Sophie nel racconto Sophie. Aria calda dalla bocca, dove al centro ci sono lei e sua zia. Ad un certo punto si traccia una definizione sulla figura dell’eroe incredibile: «Sono le persone che hanno il coraggio o la saggezza e ne prendono le conseguenze, così mi ha detto». La stessa obiettività nel mondo risulta venir meno, come in Sul ciglio della strada: «Ogni dogma scientifico viene letto sotto la lente di uno specifico occhio che tenta di essere imparziale ma non può e non vede che attraverso di sé».
Interessante risulta anche essere un altro racconto, che forse racchiude almeno in parte il valore dell’opera: si tratta del già citato Crono e Mneride dove si afferma che violare la legge divina, e dunque la monotonia e il suo ordine prestabilito, è «come perdere un brandello di sé».
Tuttavia quello forse più evocativo, che descrive al meglio quella che è la figura di Jacques, è Manichino Elegante, che battezza la raccolta. In esso Jacques è un distinto professionista (avvocato oppure contabile, non ci è dato saperlo) che va sempre in giro con la sua valigetta, simbolo della nostra società. Egli, in rottura con il mondo che lo circonda, decide di disfarsene, lasciandola ai piedi di una statua, portando via con sé solo dei fogli, quelle “fotografie” di vita, prima accennati.
Una serie notevole di racconti, dunque, atti a scardinare i luoghi comuni, nei quali i personaggi sono uno specchio dell’animo dell’autrice, in atto di raccontare tutto in un pieno flusso di coscienza.

Jacques e il rapporto con l’amore
Jacques è anche una figura che tende ad innamorarsi con estrema facilità, in maniera fugace come il menzionato tempo. Un esempio si ha nel racconto Sul ciglio della strada, nel quale si innamora di una donna graziosa, Clementine, vista in compagnia di un “donnone”, sua madre. Ella si sistema con il mignolo gli occhiali, e proprio in quell’istante si incrociano i loro sguardi. Dopo sul suo foglietto nei calzini annota: «Clementine. Mignolo destro su occhiali». L’autrice è abile anche a descrivere i sentimenti che prova il protagonista in quei momenti. Ad esempio, nel racconto Pugni sullo stomaco sono descritti i sentimenti provati al passaggio di una ragazza. Il protagonista ansima e prova un dolore quasi fisico, al punto da annotare: «pugni nello stomaco».

Riconoscere le proprie maschere
Il protagonista è una persona zoppa, come è stato menzionato in precedenza. Nello stivale che copre questa gamba porta sempre un foglio sul quale annota alcune cose e che poi ripone con cura al suo posto. In modo particolare annota alcune donne che passano e delle quali si innamora, colte in un determinato momento. Dunque il foglio semplicemente serve per isolare una determinata porzione di quel tempo che è in divenire e che scorre inesorabile, annotando le cose più importanti e che colpiscono. Ci troviamo, quindi, dinnanzi ad un libro per pensare, per riconoscere le maschere che ricoprono e annullano i volti, e per andare oltre il luogo comune, dando spazio a quello che viene poco preso in considerazione. Il tutto però viene posto sotto una luce tipicamente surrealista, e filtrato dall’inesorabilità del tempo, o, citando Einstein, dall’illusione del tempo.

Giuseppe Chielli

(www.bottegascriptamanent.it, anno XIII, n. 136, gennaio 2019)

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