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A. XIII, n. 136, gennaio 2019
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Problemi e riflessioni (a cura di La Redazione) . A. XIII, n. 136, gennaio 2019

Zoom immagine Tra il divino e l’orrido:
il monaco Ermanno

di Gilda Pucci
Michele Caccamo, per Castelvecchi, rifacendosi
a una storia vera, racconta della bellezza interiore


Un viaggio spirituale verso l’introspezione e la necessità della preghiera, una spinta a rivedere le diffuse convinzioni su temi che ancora oggi lasciano molti interrogativi e incompiute verità: così si presenta L’anima e il castigo di Michele Caccamo (pp. 160, € 17,50) pubblicato da Castelvecchi editore.
Il romanzo si rifà alla vera storia di Hermann von Reichenau, monaco e astronomo, venerato come beato intorno all’anno Mille. Secondo l’intenzione dell’autore avere accanto il simbolo della devozione e carità cristiana può provocare negli altri personaggi la volontà di castigare, punire, togliere di mezzo, perché questo carisma pericoloso, capace di far scaturire ogni dubbio, mette tutti davanti alla dura verità. La diversità induce alla continua messa in discussione delle norme. La diversità provoca tentazioni.
L’autore è un poeta e scrittore italiano: le sue opere sono state tradotte in più di dieci paesi, tra cui Egitto, Yemen, Indonesia, Siria, Palestina, Sud Asia, Russia, Cile, Argentina, Messico, Spagna, Francia, Stati Uniti.

La storia di Ermanno

Con una narrazione onnisciente e con la sua prosa intrisa di lirismo, costituita da immagini di sovrannaturale bellezza, l’autore decide di mostrare i crudi avvenimenti di una triste storia, ponendoli in contrasto con le parole e la visione spirituale del protagonista. Non c’è giudizio diretto dello scrittore, ma un continuo confronto tra le azioni dei personaggi.
Ermanno è un bimbo deforme, si pensa per i peccati dei suoi avi, così il duca suo padre lo nasconde agli occhi del mondo e di sua madre, l’unica ad accettarlo nonostante il suo aspetto. Temendo che, a causa della sua “maledizione”, potesse divenire un essere malvagio e crudele, il piccolo viene rinchiuso in un monastero benedettino. Le preoccupazioni dell’epoca sono ben rappresentate, quelle per cui si associava l’aspetto al carattere, alla personalità di una persona, ma il protagonista del romanzo non conosce la cattiveria, l’invidia e la brama di potere. Mite e intelligentissimo, sembra più interessato a scoprire i segreti dell’universo, cercando un dialogo diretto con Dio piuttosto che occuparsi degli altri, delle vicende umane, perché in loro avverte tracce peccaminose del maligno.
Un vero uomo di Dio, soprattutto perché non si fa mai soggiogare dal dolore. Un uomo straordinario di raffinata sensibilità, evoluto nel pensiero sebbene così straordinariamente vessato nel fisico.
Il personaggio ha un’anima divina, raggiunge quello stato di perfezione che gli altri non otterranno mai; l’esteriorità, l’apparenza tende a far dimenticare di esplorare la parte più profonda e intima dell’uomo, il centro propulsore che lo lega all’eterno, alla divinità, all’universo.

Un messaggio importante
Il libro, che ricorda in alcuni tratti il celebre romanzo di Umberto Eco Il nome della rosa, ma in chiave contemporanea, possiede una trama affascinante, raffinata, misteriosa, penetrante. La compostezza di Ermanno, come risposta ai soprusi e al dolore subìto, fa porre domande esistenziali, su temi che ancora oggi lasciano senza una vera e propria risposta: la sofferenza, la violenza, l’amore, la morte.
Il racconto offre vari spunti di riflessione e che consente di crescere interiormente, raggiungendo la consapevolezza che la perfezione sta nell’imperfezione; il libro ci racconta un uomo che affronta se stesso, la cosa più difficile da fare, e spiega come il dolore e le difficoltà, se si affrontano, portano a un più sano spazio mentale e a diventare persone migliori, belle persone, piuttosto che persone belle.
Accettare le proprie orride fattezze consente di conoscere a fondo, di lavorare sulle caratteristiche spirituali, ed esplorare regni inconsci, sommersi e inesplorati, l’uomo vola e non lo sa!
Il testo dà la possibilità di rispondere a domande su cosa sia la sofferenza, sul significato e sul senso del dolore e della morte, e ci induce a pensare che quando l’uomo riesce a capovolgere questi mali, può diventare immortale e creatore.

Gilda Pucci

(www.bottegascriptamanent.it, anno XIII, n. 136, gennaio 2019)

Collaboratori di redazione:
Teresa Elia, Ilenia Marrapodi, Maria Chiara Paone
Progetto grafico a cura di: Fulvio Mazza ed Emanuela Catania. Realizzazione: FN2000 Soft per conto di DAMA IT