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A XI, n. 117, giugno 2017
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Storia (a cura di La Redazione) . A XI, n. 117, giugno 2017

Le donne somale
senza protezione:
l’eco delle urla

di Gilda Pucci
L’incubo criminale dell’infibulazione come conoscerla per combatterla


L’infibulazione, la povertà, la lotta per la sopravvivenza, le precarie condizioni di salute psicofisica delle donne africane: sono queste le problematiche che verranno trattate nel convegno che si terrà a Roma, venerdì 7 aprile 2017, dalle 14:00 alle 18:00, in via Liberiana 17, presso il Cesv.
Il lettore avrà notato che l’evento si è già svolto (con un buon risultato di pubblico ma soprattutto di dibattito sulla tematica); riteniamo però di lasciare con una certa evidenza questo articolo perché purtroppo l’argomento è tuttora di grande attualità. L’iniziativa è stata promossa da Comsed, (Cooperation of medical service and development), un’associazione pro Somalia, in collaborazione con Aiscia (Associazione italo somala comunità internazionale e africana) e l’Associazione culturale somala in Italia.
L’idea è quella di pensare alla Somalia come a un paese sull’orlo della tragedia, che può rinascere grazie al contributo di tutti. In particolare, nel convegno, si tratterà l’infibulazione da molteplici prospettive di indagine: medica, sociale e antropologica.

Infibulazione: il paradosso della purezza a discapito della natura umana
L’infibulazione consiste nella mutilazione dei genitali femminili.
«Le mutilazioni genitali femminili sono pratiche rituali, in uso presso molte comunità africane e asiatiche, che prevedono l’asportazione totale o parziale dei genitali femminili. Ogni anno due milioni di bambine ne sono vittime, e si stima che 135 milioni di donne abbiano subito tali mutilazioni. Tali pratiche sono un gravissimo pericolo per l’integrità fisica e psicologica della donna e sono causa di emorragie, infezioni, traumi e talvolta di morte. Le mutilazioni genitali femminili sono una grave forma di violenza e un brutale strumento di controllo della sessualità femminile, che permette il perpetuarsi della condizione discriminatoria che molte donne vivono all’interno delle loro comunità. Le mutilazioni genitali femminili sono violazioni dei diritti umani delle donne, sanciti dai trattati internazionali, a cui gli stati responsabili sono chiamati ad adeguare la loro legislazione»[1].
L’infibulazione è una procedura che non è imposta da una religione specifica, e non si modella neppure su un presunto ordine (o legge) naturale perché è proprio la natura umana delle donne a subire il danno della discriminazione nei diritti fondamentali e inviolabili di libertà e uguaglianza.
È un martirio che viene imposto senza concedere disubbidienze, per salvaguardare l’onore della famiglia d’origine, evitando l’emarginazione e la vergogna che conseguirebbero a un’eventuale sottrazione volontaria.
L’obiettivo strategico di fondo, nel convegno, sarà quello di creare un valore umano, introducendo un atteggiamento riflessivo sull’esercizio di un pratica che disconosce la dignità e l’intelligenza delle vittime. La negazione dei diritti umani delle donne, infatti, è un tratto costitutivo di quelle società che identificano l’integrità fisica e la purezza d’animo delle stesse con l’impossibilità di provare un piacere peccaminoso durante l’atto sessuale. Le argomentazioni a sostegno di questo criterio criminale di selezione si condensano nella garanzia di una condizione di vita moralmente apprezzabile per ogni donna, preservandone la verginità fino al matrimonio: un dogma senza tempo che sancisce la superiorità e il dominio degli uomini.
In Somalia, la sottomissione di gerarchia alla mutilazione, talvolta approvata e giustificata dalle donne stesse, si inserisce nel contesto di una tradizione in cui gli spettri della povertà e della mancanza d’istruzione hanno generato un senso profondo di rassegnazione alla paura: le ragazze sono esposte a ogni tipo di violenza, non vengono istruite, non hanno il diritto di esprimersi liberamente né in privato né in pubblico, non sono considerate degne neppure di pensare.

Tutti devono sapere: l’importanza di una sensibilizzazione solidale
La lotta per contrastare il fenomeno del soggiogamento femminile è serrata da parte di associazioni e volontari in tutto il mondo.
Urge, tuttavia, un’azione capillare di informazione e sensibilizzazione in tutte le comunità locali, nazionali e internazionali.
La Comsed, un’organizzazione non governativa indipendente che svolge attività di cooperazione internazionale, fondata a Crotone nel 1995, promuove spesso iniziative di beneficienza auspicando l’evoluzione sociale e culturale dei paesi in via di sviluppo, mediante la creazione di centri tecnici, scientifici e sanitari, dediti alla formazione professionale e alla crescita economica e collettiva delle civiltà povere e trascurate.
Il progetto nasce dalla volontà del suo fondatore Abdulcadir M. Giama, un medico somalo specializzato in Ostetricia e Ginecologia, presidente della Gmf (Galkayo medical foundation), un’organizzazione non governativa con sede a Galkayo, in un territorio tranquillo della martoriata Somalia. Il suo obiettivo principale è quello di portare sostegno alle popolazioni del continente africano, con particolare attenzione a quelle della Somalia, il suo paese d’origine, con il quale ha sempre mantenuto i contatti e dove da un po’ di tempo è tornato a vivere stabilmente per lavorare nella struttura ospedaliera che ha faticosamente e lentamente messo su nel corso degli anni.
La missione di Comsed è la salute delle donne a trecentosessanta gradi: dalle gravide che subiscono le complicanze del parto alla condizione fisica dei neonati e dei bambini; dall’educazione allo sviluppo, alla lotta alla pratica dell’infibulazione, sia riparando chirurgicamente i danni causati da essa, sia favorendo la prevenzione attraverso l’informazione fornita alle donne stesse riguardo ai problemi generati da questa pratica e alle possibili soluzioni[2].
Al convegno interverranno, oltre a Abdulcadir M. Giama, Domenica Cerrelli, componente della Commissione territoriale per richiedenti asilo, Vincenzo Pepparelli, direttore generale della Cna (Confederazione nazionale dell'artigianato e delle piccole e medie imprese), Obinu Domenica, biologa specialista in Scienza dell’alimentazione e specialista in Genetica medica. Modererà Maria Barresi, giornalista del Tg1, professionista molto attenta e impegnata su questo delicato versante socio-umanitario.
In conclusione, si tratterà di un momento importante di aggregazione e crescita, di interesse per le donne e per tutti quelli che vorrebbero una società migliore, più civile e di conseguenza più giusta.

Gilda Pucci

[1] Cfr. pagina Web http://regioni.amnesty.it
[2] Le informazioni relative all’associazione e al suo fondatore sono reperibili su www.comsed.org

(www.bottegascriptamanent.it, anno XI, n. 114, marzo 2017)

Collaboratori di redazione:
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