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A. XIV, n. 151, aprile 2020
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Dibattiti ed eventi (a cura di Selene Miriam Corapi)

Come spendere tanto
(non facendo bandi)
e ottenere risultati
decisamente negativi

di Bottega Editoriale
La Regione Calabria mostra il peggio di sé al Salone del libro di Torino.
Ne è felice l’editore Albatros. Ma attenzione: siamo in conflitto d’interessi!


È lecito scrivere (anche) di se stessi? Non c’è il rischio che si cada in un conflitto d’interessi?
La risposta, in entrambi i casi, è indubbiamente sì.
Come uscirsene allora?
La soluzione consiste nell’evidenziare al lettore il citato conflitto di interessi, cosicché sia in grado di fare un’adeguata tara a quel che leggerà.
Ciò detto, entriamo nel merito della questione.
Sono necessarie, però, tre premesse.
La prima è che non faremo nomi espliciti: non tanto per evitare querele (siamo ben certi di quanto scriviamo e abbiamo prove documentali del tutto), quanto perché non è nostra intenzione mettere alla berlina “questo” o “quello”.
Nostra sola intenzione è di far notare come, nell’edizione 2015 del Salone internazionale del libro di Torino, la Regione abbia operato male sul piano organizzativo, malissimo su quello gestionale e pessimamente su quello economico.
La seconda premessa è che, volutamente, non alleghiamo le documentazioni formali: appesantirebbero inutilmente il racconto. Tali documentazioni sono però a disposizione di tutti coloro i quali ce le dovessero richiedere.
La terza è che qualsiasi eventuale replica godrà del medesimo spazio, posizione e evidenza.

Come nasce questa storia
Questa storia nasce nel 2007 alla Fiera Galassia Gutenberg di Napoli. Eravamo lì a gestire un nostro stand quando, passeggiando per i corridoi, casualmente, in un angolo periferico e laterale, ci imbattemmo nello stand della Regione Calabria.
Era “triste”, con pochissimi libri; l’unico accenno di “vitalità” era da attribursi alla presenza di un bel giovane, figlio di uno degli organizzatori pararegionali.
Alle nostre pubbliche proteste circa la pessima figura, i funzionari regionali e pararegionali risposero sfidandoci a fare di meglio con costi competitivi.
Raccogliemmo la sfida, preparammo i preventivi e – vinta la tenzone – realizzammo, su incarico del Sistema bibliotecario vibonese, a costi assai bassi, gli stand della Calabria. Ciò avvenne in una serie di edizioni di Galassia Gutenberg e, soprattutto, del Salone di Torino.
Essendo questo articolo diretto soprattutto al target di operatori editoriali calabresi, non ci dilungheremo sulle alte affluenze di pubblico, né sul buon successo di vendita dei libri, né, ancora, sulla vasta eco che le varie edizioni delle fiere riuscirono a conquistarsi sui giornali regionali.
Citiamo solo, a mo’ di esempio, gli articoli della “Gazzetta del Sud” che ripetutamente elogiò l’efficacia degli stand calabresi mettendoli a confronto con quelli siciliani, ritenuti, invece, decisamente meno riusciti (il tutto, sia ben chiaro, senza essere passati dalla Pk…).

Gli ultimi due anni
Le cose andarono in questo modo fino al 2013, quando invece perdemmo la gara del bookshop. Una competizione la cui vittoria venne aggiudicata ad altri che riuscirono a conquistarla anche grazie alla promessa di impegnarsi in particolari iniziative che poi, concretamente, non furono mai realizzate. Fummo comunque presenti al Salone in quanto ci venne affidato l’incarico di Ufficio stampa.
L'anno scorso, però, abbiamo vinto la gara per la gestione del bookshop. L’ufficio stampa è stato affidato ai dipendenti regionali che, come spesso accade, hanno lavorato poco e non in modo eccelso.
Prima di passare a quest’anno, precisiamo che i libretti illustrativi redatti e poi distribuiti negli scorsi anni sono stati realizzati da noi solo per le primissime edizioni. Per cui, tutte le carriolate di errori (di ogni tipo e genere) comparse nei libretti degli ultimi anni non ci competono!
(Nota a margine: il lavoro noi l’abbiamo fatto, gli aerei li abbiamo pagati, così come i ristoranti, l’albergo e – soprattutto – i collaboratori. Ma i nostri soldi, dalla Regione/enti subregionali, non li abbiamo ancora visti. Anzi: abbiamo dovuto attivare gli avvocati e i magistrati per l’emissione degli atti ingiuntivi…).

La genesi della pessima edizione 2015
E veniamo al racconto dell’organizzazione di questa edizione 2015.
Con un congruo anticipo, il 3 febbraio, abbiamo mandato alla Regione un’email per far conoscere a “lor signori” il nostro interesse ad essere coinvolti nella realizzazione/gestione dello stand.
Dopo un’altra serie di email normali, il 27 marzo, abbiamo inviato anche una Pec, nella quale abbiamo fatto una proposta molto specifica, rifuggendo dal mantenerci sul vago, offrendo: a) la gestione complessiva dello stand, b) la gestione delle presentazioni, c) la gestione del bookshop, d) la realizzazione di una brochure adeguata; e) la realizzazione di un ufficio stampa. Il tutto per 11.000 euro più iva. Nella stessa abbiamo inoltre offerto garanzie concrete di professionalità sull’eventuale personale incaricato e, sempre nella stessa email, ci siamo dichiarati disponibili ad occuparci eventualmente anche della progettazione, della realizzazione tecnica dello stand ecc.
A questa email abbiamo fatto seguire diverse telefonate, alle quali un dirigente regionale “intermedio” ci rispondeva che la partecipazione a Torino era improbabile in quanto la Regione non aveva soldi; con l’aggravante del fatto che il bilancio non era stato approvato. Ci veniva specificato inoltre che i pochi soldi a loro disposizione erano stati dirottati sull’Expo.
A questo punto, il 22 aprile, abbiamo lanciato un allarme su “il Quotidiano del Sud”.
Qualche giorno dopo un dirigente “superiore” della Regione ha replicato sullo stesso giornale, assicurando che lo stand ci sarebbe stato regolarmente e che gli uffici stavano operando in tal senso già da alcune settimane.
Delle due l’una: o il dirigente “intermedio” da noi contattato era disinformato su quanto i suoi stessi uffici stavano facendo oppure ci aveva mentito…
Ma tant’è.
A questo punto abbiamo ribadito, oramai sempre per Pec, la nostra disponibilità e il nostro interesse a partecipare proponendo loro tre possibilità.
La prima, massimale, era di curare l’organizzazione integrale della presenza regionale al Salone (con costi bassi e efficienza ed efficacia alte).
La seconda, intermedia, era di gestire (sempre a costi bassi e a funzionalità alta) il solo stand.
La terza, minimale, era di limitarci alla gestione, gratuita, del solo bookshop.

La proposta di gestione gratuita del bookshop
Dettagliando quest’ultima ipotesi gratuita, abbiamo evidenziato che l’idea era quella di vendere i libri che gli editori calabresi ci avrebbero eventualmente affidato. Il nostro guadagno sarebbe stato solo quello dell’ordinario sconto del 50%. La Regione non ci avrebbe dunque pagato nulla.
L’unica cosa che le abbiamo chiesto è che si occupasse, come ente pubblico, dell’invio/riconsegna dei libri e che ci affidasse i locali (scaffalature/tavoli e localini deposito con scrivania) adatti per le operazioni di vendita e per l’organizzazione della vendita stessa. Nulla di particolare, dunque.
Per ribadire il concetto (e scusandoci per la ripetizione): avremmo offerto il servizio gratis, chiedendo solo i libri e gli spazi per poterli vendere.
Abbiamo fatto notare anche che sarebbe stato abbastanza strano se la Regione avesse operato diversamente; e ciò per due motivi.
Il primo è che – se avesse mandato personale proprio o appaltato il lavoro ad altri – avrebbe generato un costo inutile per le esangui casse regionali (non siamo giuristi e non sappiamo se ciò tecnicamente equivale alla configurazione giuridica del “danno erariale”; ma il concetto dello sperpero è quello).
Il secondo è che in tale ipotesi sarebbe andato al Salone personale regionale che molto probabilmente non conosceva appieno l’editoria calabrese (riguardo quest’ultimo punto dimostreremo più avanti che non è stata una supposizione maligna. Anzi…).

Al bando la trasparenza
Ma risposte chiare non ne abbiamo avute. La dirigenza regionale ha agito su due macrodirezioni.
La prima è stata quella di dare incarichi diretti, senza fare gare pubbliche, a soggetti non meglio identificati (non possiamo dettagliare meglio perché su tali aspetti la Regione è stata molto evasiva). A tali soggetti indefiniti ha dato incarico, per costi non noti, di progettazione, realizzazione e servizio front office dello stand.
La seconda è stata quella di giocare al rimando e di annunciare e rinviare in continuazione una riunione organizzativa.
L’unica azione concreta è stata quella di scrivere un mero avviso molto stringato, il 23 aprile, sul sito regionale, ove si chiedeva agli operatori editoriali di manifestare il proprio interesse alla partecipazione al Salone. Nulla sull’organizzazione e sulla gestione, dunque, ma solo un avviso inerente alla mera partecipazione.
Alfine la riunione è stata tenuta il 7 maggio.

Un esempio emblematico di disorganizzazione
Le modalità di convocazione sono un elemento simbolico della disorganizzazione regionale.
Una riunione che, come abbiamo visto, era nell’aria da settimane, è stata poi indetta – come ben sanno coloro che hanno ricevuto l’invito/avviso – solo con una semplice email e solo il pomeriggio prima (il 6 maggio per il 7 mattina).
Durante la riunione, tenutasi dunque pochissimi giorni prima dell’inizio del Salone (quando oramai non si poteva intervenire praticamente su nulla) si è venuto a sapere che un non meglio identificato soggetto era stato incaricato di progettare e realizzare lo stand.
Si è anche scoperto che gli unici operatori editoriali che avevano aderito alla manifestazione di interesse regionale erano: Falzea, la rondine, la Mongolfiera e Sabbiarossa (oltre a noi stessi di Bottega editoriale).
Dopo aver contestato, con i dati alla mano, lo spreco di soldi, l’inefficienza regionale e la mancanza di un bando pubblico che mettesse a gara le varie proposte di realizzazione/gestione integrale e/o parziale dello stand in questione, abbiamo reiterato la nostra proposta di gestione gratuita del bookshop.
Tutti gli editori presenti (Falzea, la rondine, la Mongolfiera, Pellegrini, Rubbettino) hanno accettato l’idea che noi vendessimo, con l’usuale sconto deposito del 50%, i loro libri.
In verità, anche i dirigenti regionali hanno dato il loro assenso.
Si sono però rifiutati di inviarci una comunicazione ufficiale. Solo dopo una serie di interminabili solleciti da parte nostra, ci è pervenuta, l’11 maggio, una mezza comunicazione che, oltre ad essere stata inviata con un terribile ritardo (l’allestimento del Salone si sarebbe tenuto solo tre giorni dopo), era mancante di specifiche indicazioni circa le nostre autorizzazioni, gli spazi disponibili e le modalità operative. Non era assolutamente accoglibile, ma – quand’anche l’avessimo voluta accogliere – con quali libri si sarebbe potuto realizzare il bookshop se l’inizio del Salone era alle porte?
Una lettera dolosamente provocatoria o solo l’ennesimo esempio della colpevole inefficienza regionale?

Soldi pubblici sprecati inutilmente
Ma poi come è andata a finire?
Anziché scegliere noi, che avremmo lavorato gratuitamente, la Regione ha preferito inviare a Torino personale regionale pagato con le laute trasferte ormai note a tutti. Un classico: costi alti ed efficienza bassa.
Ma ha fatto anche di più: è riuscita a giungere laddove la nostra fantasia non era mai riuscita ad arrivare. Ha ingaggiato due giovani non calabresi. Nessuna xenofobia ovviamente. Con tutta la fame di lavoro che c’è in Calabria, però, non era poi così prioritario scendere in campo per la lotta alla disoccupazione giovanile… piemontese!
Qualche particolare sui due giovani fortunati che sono stati messi lì come front-office: due ragazzi gentilissimi, simpatici ma che di Calabria sapevano poco e nulla; per non parlare della loro conoscenza molto approssimativa degli editori calabresi.
Un esempio su tutti: l’ultimo giorno di fiera, una redattrice di una casa editrice milanese, evidentemente di origine calabrese, accostatasi al banco in cui erano esposti i libri regionali, ha chiesto informazioni circa eventuali pubblicazioni su Andali. Panico e disagio fra i due standisti che, non sapendo rispondere, sono rimasti pietrificati di fronte ad una richiesta specifica.
Però erano due bei ragazzi (par condicio rispettata, un ragazzo e una ragazza), agghindati con la loro divisa “fieristica”. L’apparenza è stata salvata.
L’immagine è stata evidentemente il leitmotiv delle scelte regionali: lo stand era bello, elegante, probabilmente di alto costo; ciò che mancava era però lo spazio per i libri, che era ridottissimo. A ciò sono giunti in soccorso (benché inconsapevolmente) gli editori calabresi, che hanno mandato una scarsa quantità di libri.
Fatto sta che lo stand è risultato costoso e inutile visto che i libri – tra le proteste di non pochi visitatori – non si sono potuti vendere; i testi disponibili, oltre ad essere assai pochi, erano anche disposti in maniera disordinata.
Unica nota positiva dello stand sono state le presentazioni, che in ogni caso non sono riuscite ad attirare quell’afflusso di pubblico che, in numerose circostanze, c’era stato invece negli anni passati.

L’opinione degli editori calabresi che hanno voluto “dichiararsi”
Come dicevamo nell’incipit, però, noi siamo in conflitto d’interessi e le critiche che abbiamo posto in merito agli alti costi e la poca organizzazione ed efficienza potrebbero essere un mero rancore verso la Regione.
Ricordiamo a questo punto le dure dichiarazioni contro l’inefficienza dello stand regionale rilasciateci da tutti gli editori calabresi che ci hanno autorizzato a riportare la propria posizione. Da Città del sole a D’Ettoris; da Editoriale Progetto 2000 a Falco; da la rondine a Ferrari, a Rubbettino (cfr. gli articoli che abbiamo pubblicato su “il Quotidiano del Sud”); tutti questi editori hanno – con toni e termini propri e diversi – criticato fortemente l’operato regionale.
In realtà ce ne sarebbero tanti altri che hanno detto “peste e corna” sullo stesso problema, ma, non avendoci autorizzati a riportare il loro pensiero, è come se non avessero proferito parola.

Ma Albatros sarà stata contenta
Ci par quasi di sentire, invece, l’eco del plauso di quegli editori non calabresi (Albatros, in primis, ma non solo) che hanno goduto, grazie all’apposita cartellonistica che è stato loro concesso di esibire, di una gran visibilità.
Sin qui i fatti.
A ciascuno le proprie opinioni.

Bottega editoriale

(www.bottegascriptamanent.it, anno IX, n. 94, giugno 2015)


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Collaboratori di redazione:
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