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A. XIV, n.155, agosto 2020
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Dibattiti ed eventi (a cura di Natalia Bloise)

La prima settimana della storia è di scena a Roma
di Francesca Oliverio
Dopo letteratura e filosofia, anche la storia ha il suo evento nella Capitale.
Successo di pubblico per un programma ricco di iniziative sul Novecento


Tavole rotonde, incontri, una rassegna video ed una mostra. A Roma la storia incontra i giovani, per aiutarli a tracciare i percorsi del loro futuro. In coincidenza con la chiusura dell’anno scolastico, alla fine dello scorso maggio, le porte del museo dell’Ara Pacis si sono aperte per una settimana intera, con l’obiettivo di ripercorrere ed approfondire gli eventi del Novecento italiano. Promossa dal Comune e dalla Provincia di Roma, la rassegna è stata realizzata anche in collaborazione con Rai Educational e L’Europeo, due testate giornalistiche che dedicano ampio spazio ai temi storici. Ogni giorno è stato dedicato ad un periodo diverso, in un percorso che si è snodato a partire dalla Prima guerra mondiale per approdare alla Seconda repubblica, passando attraverso momenti fondamentali quali la parentesi fascista, il secondo conflitto di portata internazionale e le evoluzioni socioculturali del Sessantotto.

 

L’Italia s’è desta

L’apertura della settimana è stata dedicata alla riscoperta della storia da parte del grande pubblico. Un fiamma che sicuramente si è riaccesa grazie al contributo di una parte della carta stampata e di alcuni programmi televisivi, che riescono ad occuparsi di questi temi senza tediare lettori e telespettatori. A seguire otto “tavole rotonde”, precedute ognuna dalla proiezione di un documentario: Caporetto 1917. L’unità ritrovata, 1924/25 La svolta totalitaria, De profundis. 8 settembre 1943, Le elezioni del 1948. L’Italia si divide, 1968-1977 Il lungo Sessantotto, 1978. Il caso Moro. Lo Stato e la fermezza, 1992-1994. Da una Repubblica all’altra. A metà percorso, gli organizzatori hanno voluto soffermarsi su un periodo che ha inciso molto sull’identità sociale ed economica italiana: l’aumento dei consumi degli anni Sessanta, meglio conosciuto come il “boom economico”. Un momento apparentemente lontano dai nostri giorni, ma che in realtà ha plasmato l’identikit dell’attuale modello consumistico italiano. Moderati dal giornalista del Corriere della sera, Giuseppe Pullara, ad occuparsi dell’argomento sono stati diversi docenti universitari italiani, che hanno spiegato alla platea le dinamiche socioeconomiche di quel periodo.

 

Anni Sessanta: finalmente si consuma!

A partire dalla fine degli anni Cinquanta l’Italia abbandonò il protezionismo economico e cominciò a sfruttare le opportunità offerte dal mercato internazionale. Opportunità che, combinate con altri fattori, come la scoperta degli idrocarburi e del metano in Val Padana, determinarono un rapido sviluppo dell’industria e del terziario, mentre il settore agricolo rimase fermo. La crescita però non ci sarebbe stata senza un basso costo del lavoro. Proprio in questo mercato, c’è da rilevare che in quegli anni la domanda di manodopera superò l’offerta nelle regioni del cosiddetto “Triangolo industriale”. Situazione che innescò una massiccia ondata di immigrazione interna, dal Mezzogiorno verso le aree più industrializzate del Nord. Anche a questo scopo fu predisposto un piano per arrivare ad uno sviluppo economico controllato, che superasse gli squilibri sociogeografici; un piano che si rivelò comunque inadeguato. Non solo squilibri nel mercato occupazionale: anche l’aumento dei consumi non fu equilibrato. Mentre crescevano quelli privati e di lusso, non si spendeva allo stesso ritmo per scuole e ospedali. Beni simbolo di questo periodo sono, infatti, le lavatrici, i frigoriferi, i televisori, le Fiat 500 e 600, che cominciarono a diffondersi casa per casa.

 

Chiedere il voto

Mentre gli eventi del Novecento scorrevano, come si muoveva la politica di fronte ai cittadini? Quali strategie di comunicazione hanno adottato i politici del secolo scorso per spiegare alla gente i loro programmi e le loro intenzioni? In una sezione apposita gli organizzatori hanno allestito una mostra con volantini, manifesti elettorali e documenti filmati per evidenziare l’evoluzione delle strategie di comunicazione politica. Valori e ideali sono andati sempre più sfumando per lasciare il posto a temi nuovi – quale l’appartenenza ad una sfera sovrannazionale, dovuta alla progressiva integrazione europea – mentre i toni del comizio hanno lasciato il posto a quelli della pubblicità. L’esposizione è stata curata da Maurizio Ridolfi, docente di Storia contemporanea presso l’Università della Tuscia di Viterbo.

 

Francesca Oliverio

 

(www.bottegascriptamanent.it, anno I, n. 1, agosto 2007)

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