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A. XIV, n.155, agosto 2020
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Dibattiti ed eventi (a cura di Annalisa Lentini)

Intervista all’autore
Felice Diego Licopoli:
il tema del trauma
e della reclusione

di Maristella Occhionero
Incontro a Roma con l’esordiente primo classificato al “Metauros”
nella sezione “lavoro inedito” con un romanzo edito da Città del sole


Durante la XII edizione della Fiera del libro “Più libri più liberi”, tenutasi a Roma nello scorso dicembre, abbiamo incontrato Felice Diego Licopoli, un autore emergente alle prese con il suo primo romanzo. Il giovane scrittore, proveniente da Gioia Tauro, (Rc), laureato in Architettura, è da sempre appassionato di scrittura e con il suo romanzo d’esordio ha vinto il primo premio, nella categoria “lavoro inedito”, della III edizione del Concorso storico-letterario “Metauros” indetto dall’associazione culturale Università “Ponti con la società per il tempo libero e la socializzazione” di Gioia Tauro. Strisce di luna (Città del sole edizioni, pp. 488, € 15,00) è un romanzo composto da tre diverse storie collegate tra di loro da un filo conduttore. L’autore ci ha descritto meglio il suo percorso durante l’intervista che vi riportiamo:

Il romanzo è costituito da tre diverse storie apparentemente indipendenti l’una dall’altra. Può parlarci dei tre protagonisti che le caratterizzano?
Per quanto riguarda la prima storia, il protagonista è un giovane emigrato negli Stati Uniti durante i primi anni del Novecento e, quindi, a cavallo tra la Prima guerra mondiale e l’avvento del Fascismo. Questo viaggio, purtroppo, non porterà fortuna al ragazzo, che finirà in carcere pur essendo innocente, ritrovandosi sballottato in questa realtà a lui estranea che gli causerà diversi incubi, premonizioni e visioni sul futuro che lo attende.
La seconda storia riguarda un giovane di Gioia Tauro che, nonostante abbia alle spalle un’infanzia infelice dovuta a diversi maltrattamenti subiti dal padre, riesce a diventare il sarto più famoso e ricercato della città. Il periodo in cui sono ambientati gli eventi è immediatamente successivo a quello della vicenda precedente; ci troviamo, infatti, in pieno Fascismo. La narrazione è ricca di riflessioni sull’epoca e tratta nuovamente il tema della reclusione, anche se, in questo caso, relativa ad un manicomio e non ad una prigione.
La terza storia, infine, riguarda un ragazzo calabrese che, nel Secondo dopoguerra, quindi intorno agli anni Cinquanta, si trova a Genova invischiato nella malavita del posto. Anche in questa vicenda ritorna il tema della reclusione e del carcere.

Riguardo alle tre storie, la prima sembra essere la principale, data la sua lunghezza, mentre le altre due a seguire sono nettamente più brevi. Posso chiederle come mai ha deciso di farne un unico romanzo e non tre testi autonomi?
Ho optato per una trilogia principalmente per una questione di originalità, dato che sono stati scritti in passato numerosi romanzi sulle carceri a storia unica; io, per differenziarmi, ho preferito una formula in cui le storie fossero collegate tra di loro anche se in maniera molto sottile.

Il titolo, Strisce di luna, è molto accattivante. Può dirci a cosa si riferisce?
Il titolo ha due significati: uno è più suggestivo perché le strisce di luna si riferiscono al modo in cui la luna manifesta la sua luce attraverso le sbarre di una cella; l’altro ha una valenza più metaforica, perché gli stessi tre racconti possono esser visti come tre strisce di luna che scendono sulla terra per essere raccontate. In questo romanzo, poi, la luna, oltre ad essere una dolce amica durante i periodi di reclusione, ha un altro significato, cioè quello di far gettare la maschera ai personaggi.

Tutte e tre le storie racchiuse in Strisce di luna hanno protagonisti calabresi. Uno dei suoi propositi era anche quello di far conoscere e valorizzare la sua terra?
Sì, indubbiamente il libro si pone come ambizione principale quella di valorizzare la Calabria, che molte volte, purtroppo, è etichettata come una terra semisconosciuta o sconosciuta del tutto. In realtà, racchiude in sé una grande cultura ed una grande storia che meritano di essere raccontate.

Dal suo testo si nota un interesse per i primi del Novecento. Per rendere così credibile la sua ambientazione storica ha dovuto effettuare diversi studi?
Sì, diciamo che ho dovuto effettuare notevoli ricerche, specialmente su Internet, per poter rendere al meglio il periodo storico.

Il romanzo ha vinto il primo premio per la sezione “lavoro inedito” del Concorso letterario “Metauros”. Può descriverci questa esperienza?
L’esperienza del Premio è stata straordinaria! Ha rappresentato una grande emozione e allo stesso tempo una grande opportunità per farmi conoscere come scrittore e pubblicizzare il mio libro.

Lei è laureato in Architettura, ciononostante la scrittura sembra avere un ruolo molto importante nella sua vita; può dirci quando è nata questa sua passione?
L’ho sempre avuta nel sangue, anche se durante gli studi me ne sono dovuto allontanare. Questo libro è una sfida vinta con me stesso che sono riuscito a realizzare dopo la laurea dato che, avendo più tempo a disposizione, ho potuto rispolverare la mia passione. Già da piccolo amavo la scrittura e mi dedicavo alla creazione di favole per bambini.

Progetti per il futuro?
Al momento ho altri due romanzi in cantiere che spero di poter proporre alla prossima edizione del Premio “La Giara” indetto da Rai Eri. Mi piacerebbe anche intraprendere una collaborazione con la “Golden World Movie”, una società cinematografica.

Riguardo ai suoi prossimi romanzi può dirmi le tematiche che tratteranno?
Il mio prossimo libro, che ho da poco terminato di scrivere, è sul genere fantasy-horror ed affronta il tema dell’autismo così come anche quello delle marionette, ambientato sempre nel primo ventennio del Novecento, mentre l’altro, che è ancora in cantiere, narra di una leggenda calabrese ed è ambientato, invece, ai giorni nostri.

Maristella Occhionero

(www.bottegascriptamanent.it, anno VIII, n. 78, febbraio 2014)

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