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Direttore responsabile: Fulvio Mazza
A. XIV, n.155, agosto 2020
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Dibattiti ed eventi (a cura di Emanuela Pugliese)

Un emozionante viaggio
negli ancora vivi ricordi
del Sessantotto romano:
sogni, lotte e speranze

di Francesca Ielpo
Alla Fiera nazionale dell’editoria "Più libri più liberi" l’avvincente romanzo
firmato Edizioni laboratorio gutenberg, vincitore del Premio “Circe”


Come ogni anno, a Roma ‒ presso il Palazzo dei Congressi ‒, libri, cultura e idee accolgono i visitatori.
Quale migliore occasione per presentare un libro? Così, domenica 8 dicembre, si è parlato di Nessun segno sulla neve (Edizioni laboratorio gutenberg, pp. 248, € 14,00) dell’autrice Daniela Alibrandi, che da sempre ha avuto la vocazione per la scrittura ma solo da poco, per motivi lavorativi (si è occupata infatti di relazioni internazionali e scambi culturali con l’estero nell’ambito dell’Unione Europea), ha messo in pratica questa passione. L’evento è inserito nell’ambito della manifestazione "Più libri più liberi", Fiera nazionale della piccola e media editoria quest’anno alla sua dodicesima edizione.
Il moderatore della presentazione è stato il direttore dell’agenzia letteraria Bottega editoriale, Fulvio Mazza. Hanno preso parte all’evento l’autrice; Loredana Marianna Sorrentino, presidente dell’Associazione culturale “Circe”; in rappresentanza delle Edizioni laboratorio gutenberg, il critico e giornalista, Fabio Sajeva, e Ilenia Marrapodi, editor di Bottega editoriale.
Perché tante variegate presenze? La motivazione è venuta subito a galla: l’opera in questione è la vincitrice di quest’anno della sezione “editi” del concorso letterario organizzato dall’Associazione “Circe”. Infatti, tale premio viene assegnato a due categorie: alla già citata “editi”, e a quella degli “inediti”; la giuria è popolare e di qualità, e proprio dell’ultima fa parte l’agenzia letteraria.

Un thriller di ricordi
Subito dopo le presentazioni, a prendere la parola è Fabio Sajeva, fiero dell’opera poiché, oltre ad essere vincitrice del premio, Nessun segno sulla neve è anche il primo testo pubblicato dalla casa editrice.
Si tratta di un romanzo che si sofferma sulla profonda umanità dei personaggi, che non sono stilizzati ma veri, «con difetti, paure e manie quotidiane». Nell’intervento di Sajeva un accenno viene rivolto al lavoro delle Edizioni laboratorio gutenberg, che al momento ha in attivo uno spazio editoriale che vanta quattro collane (I mestieri dell’editoria, Oltre la città, Imago mobilis, I corti), un corso di scrittura e due concorsi letterari (La mia storia, la nostra storia e La bellezza).
Ѐ nuovamente Fulvio Mazza a prendere la parola per chiedere alla presidente dell’associazione le motivazioni che hanno portato a decretare la vittoria di questo libro. È Marianna Sorrentino a spiegare quindi come, in realtà, siano state le persone a scegliere, leggendo e valutando, dando dei punteggi per categorie (ambientazione, sinossi, ecc.): «“Circe” è stato solo un mezzo». A questo punto, viene chiamata in causa l’autrice, – è lei, infatti, ad avere i «capelli tagliati lisci con la frangia, come le orientali, gli occhi né azzurri né verdi, ma trasparenti», ma nel romanzo, queste caratteristiche sono proprie di Milena, la coprotagonista ‒ la domanda è dunque d’obbligo: «quanto è presente l’elemento biografico in Nessun segno sulla neve?». Daniela Alibrandi dichiara che la scelta di una narrazione in terza persona, con una voce narrante maschile, risponde all’esigenza di evitare chiari riferimenti alla sua biografia personale. Certo, il luogo in cui si svolge è il liceo romano in cui lei ha studiato, vicino al Tevere, tant’è che chiunque abbia frequentato quella scuola può ritrovare nel libro «lo stesso odore di umido del fiume». Gli anni sono quelli del ’68, ma l’autrice afferma: «non ho preso nessuna posizione politica, anche perché, con ingenuità e spontaneità, ci svegliavamo la mattina felici di cambiare il mondo. Solo dopo, quella spontaneità è stata strumentalizzata dai partiti».

Perché Bottega editoriale ha scelto questo romanzo?
Ilenia Marrapodi, per conto di Bottega editoriale, in qualità di responsabile dello staff letterario, ha giudicato il romanzo durante la premiazione. Nella sua relazione mette in risalto le caratteristiche tecniche e stilistiche dell’opera.
Dal punto di vista contenutistico, spiega infatti, fin dalle prime pagine quello che si può percepire è la buona capacità dell’autrice nel coinvolgere ed attrarre il lettore con una storia ben costruita, in grado di creare quell’andamento oscillante tra passato e presente, senza tuttavia appesantire la narrazione.
Si tratta, a parere della relatrice, di continui salti nel tempo che non fanno perdere la stabilità nella lettura, ma al contrario creano quel clima di suspense che spinge il destinatario a porsi la fatidica domanda: ma come va a finire?
Lo svelamento, sottolinea, arriverà solo poco alla volta, in una narrazione misurata che cresce di intensità pagina dopo pagina.
A favore del testo, sostiene sempre Ilenia Marrapodi, gioca la semplicità dell'evolversi della storia. «Non c’è difficoltà nel seguire gli accadimenti proprio perché si ha l’impressione di avvicinarsi alle vite dei personaggi, entrare nell’intimo del loro vissuto. E mentre le pagine si susseguono, ci si appassiona sempre di più, proprio, a quei personaggi che non sono poi molto lontani dalla realtà dei nostri giorni».
Prende forma, continua a spiegare, la figura di un uomo di mezza età, realizzato professionalmente, un po’ incapace nell’uso delle nuove tecnologie, all’interno di un contesto familiare dal quale spesso cerca di evadere.
Grazie ai figli, che lo aiutano ad utilizzare Facebook, riesce a ritrovare un vecchio amore mai ricambiato: la già citata Milena Varnazza. Questo momento viene descritto nell’opera così: «La sensazione di vomito mentale è più forte di qualsiasi considerazione e a un tratto quel nome esce, non ci posso fare niente, e lo pronuncio con rabbia e con amore, mentre guardo loro due che sorridono divertiti, ignari di ciò che ha voluto dire quel tratto breve e profondo della mia vita. ‒ Prova questo: Milena Varnazza, dai! ‒ ho avuto un tremito nella voce che nessuno ha percepito. Mentre spero che il suo viso non appaia mai, sento che sto rivivendo la conosciuta e mai dimenticata sensazione di tragica contraddizione che mi legava a lei e una disperazione incontenibile mi fa temere che forse lei non sia tra gli iscritti a questo sito».
Nel proseguire la sua analisi, l’editor dell’agenzia letteraria, spiega come lungo la narrazione, si riprendono alcuni prototipi della nostra società, l’uomo un po’ infedele, la figura di una moglie paziente che, sotto sotto, tutto sa e comprende in virtù della consapevolezza che «non c’è nulla di male se un uomo divaga un attimo. L’essenziale è che non faccia mai mancare nulla alla moglie e alla famiglia perché la moglie è al di sopra di tutto!».
Un uomo che parla e riflette attraverso gli occhi di una donna, un processo anche psicologico, riflette la relatrice, che avrà condotto la stessa Alibrandi ad immedesimarsi nei pensieri di un uomo: «un’attività di studio che poi alla fine ha prodotto un buon risultato, in quanto la figura di Francesco risulta ben definita e anche molto credibile. Risultano credibili gli stati d’animo come anche le reazioni provate, i dialoghi e i pensieri maschili attraverso i quali le vicende si dipanano».
Proseguendo nel dibattito, Ilenia Marrapodi rivela anche come interessanti siano stati i momenti “storici”: «il racconto attraverso i ricordi degli anni della gioventù sono gli occhi di un periodo storico complesso, un periodo in cui sono appunto le azioni dei protagonisti descritti con tale realtà da far rivivere appunto le giornate “rivoluzionarie del tempo”. Una riflessione se vogliamo anche impegnativa, in cui si racconta di un’epoca battagliata e conquistata proprio da coloro che si preparavano a diventare i nuovi adulti della società».
Un romanzo che suscita interesse anche per quell’aura di mistero, quella nebbia che solo nelle ultime pagine si fa meno fitta, la combinazione tra detto e non detto, tra Milena, una sorta di femme fatale che è fin dall’inizio al centro della scena, ma sulla quale i sospetti non possono di certo ricadere. Ed è proprio questo uno degli elementi più positivi dell’opera: riuscire ad incastrare più misteri, lasciarli senza una risoluzione, portare avanti la narrazione senza sconcentrare o annoiare il lettore.
L’intervento tecnico della relatrice si conclude con un’ultima analisi: «se si pensa di leggere un romanzo di mera narrativa bisogna prendere atto che ben presto necessiterà virare rotta: ci si ritrova in poco tempo all’interno di un thriller, e la cosa interessante è che non lo si capisce fin dall’inizio, ma lentamente in un crescendo, in cui è difficile tenere a bada la curiosità del lettore se non utilizzando degli artifizi. L’autrice punta sull’offrire particolari con moderazione. Per cui la trama si infittisce fino in fondo, senza anticipazioni. Ed è così capace a depistare il lettore che difficilmente ci si aspetterebbe un finale del genere.
Naturalmente risulta di notevole efficacia la tecnica narrativa usata: prima lo sguardo si rivolge alla vita del protagonista e poi, nelle ultime intense pagine, il ritmo travolgente ed incalzante del giallo».

Lodi all’opera e al premio
Si è quasi alla fine della presentazione quando l’autrice si sofferma sull’attività di scrittrice, cominciata grazie a un infortunio, che le ha dato il tempo e il modo di concentrarsi solo su di essa. «Stiamo chiusi tre ore per dare. Lontano nel tempo e nell’animo umano», dice Daniela Alibrandi, il cui merito è quello di essere riuscita a calarsi nei panni di un uomo e a cimentarsi in vecchi ricordi in modo efficace e delizioso.
Altri meriti vanno al premio, anche attraverso la testimonianza di Giuseppe Barcellona, autore de Il sorriso di Hans, vincitore della categoria “inediti”. Lo scrittore, che sta per portare a pubblicazione il succitato romanzo per le Edizioni Marotta, sostiene che ciò che contraddistingue “Circe” dagli altri premi letterari è sua la qualità.
Soddisfatti di aver scoperto una buona opera tra tante presenti alla manifestazione, lasciamo la sala.

Francesca Ielpo

(www.bottegascriptamanent.it, anno VII, n. 76, dicembre 2013)

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