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A. XIV, n.155, agosto 2020
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Dibattiti ed eventi (a cura di Emanuela Pugliese)

Un libro incentrato
su reality e violenza
per uno scrupoloso
utilizzo di web e tv

di Francesca Ielpo
Da Città del Sole edizioni, un testo scritto da sei mani appassionate di tv
e web per aiutare i lettori a discernere ciò che è reale da ciò che è finzione


È tempo di reality, è tempo di finzione che diventa frivola drammaticità o esperienza che si tramuta in uno spettacolo televisivo, in cui semplicemente si appare, non si vive. Di questo e altro si discute alla presentazione ‒ che si tiene a Roma, il 5 giugno alle ore 17:30, presso la sede della Fuis (Federazione unitaria italiana scrittori) ‒ de L’Elenco. Morire in diretta (Città del Sole edizioni, pp. 334, € 12,00). Le autrici sono Martina Bertola, Ilaria Fusé, Mariacarla Marini Misterioso: tre ragazze appassionate di serie televisive, completamente immerse nella nostra era digitale, ma completamente autocritiche riguardo a ciò. Noi de la Bottega editoriale non potevamo mancare di fronte a tanta attualità (inoltre, si veda la recensione del libro già pubblicata su una delle nostre riviste (www.bottegascriptamanent.it/?modulo=Articolo&id=1578&idedizione=82) e, armati di interesse e curiosità, prendiamo a far parte del pubblico presente all’evento. Pubblico di una certa valenza: oltre all’editore, Franco Arcidiaco, sono presenti il nostro direttore Fulvio Mazza, lo scrittore, sennonché membro della Fuis, Natale Antonio Rossi, la nota e combattiva giornalista Adele Cambria e, non per ultimi, appassionati di cultura e professionisti del settore.

Reality e violenza
Introduce la presentazione Natale Antonio Rossi, sintetizzando in breve le attività della Fuis che ogni anno riceve dei fondi dallo Stato italiano per aiutare gli scrittori nella creazione di iniziative e nella ricerca di spazi a propria disposizione. Il professore comunica una collaborazione con lo storico e importante “Gruppo 63”, per poi soffermarsi sul libro presentato: «È un libro molto divertente per come è congeniato. Nella narrativa è la prima volta che si trova un impianto temporale del genere». Infatti, L’Elenco si svolge in un lasso di tempo di cinquantaquattro giorni. Ogni giorno è suddiviso in mattina, pomeriggio o sera, notte. Ciò permette la scrittura del romanzo a sei mani, poiché ogni autrice può inserirsi all’interno di esso variando lo stile senza creare fastidiosi dislivelli formali o narrativi.
Successivamente, la parola passa a Franco Arcidiaco che, in qualità di editore che ama seguire e conoscere gli autori pubblicati, presenta le tre giovani scrittrici e racconta la loro iniziazione a questo libro. Libro che si accosta alla tradizione di Quentin Tarantino, e ricorda opere letterarie come Il signore delle mosche di William Golding.
L’editore continua a coordinare la discussione intervenendo con domande e facendo in modo che le tre ragazze parlino liberamente del processo di creazione del loro avvincente prodotto finale. Rompe il ghiaccio Martina Bertola, la quale riferisce che l’idea nasce da una sua passione per il manga Battle Royale, ambientato in un regime totalitario nemico di tutti gli stati del mondo. Gli schemi “uno contro tutti”, “combattere il nemico per sopravvivere” vengono dati anche a L’Elenco, in cui sono presenti due classi in lotta del Liceo classico “Alessandro Manzoni” di Roma. Lo scopo è uscire vincitore dal vicendevole sterminio. L’antagonismo e la violenza che ne sfocia diventano reality. Infatti, tutto ciò che accade tra quei liceali è quotidianamente ripreso da una telecamera e trasmesso sulla “Private Signal”, una rete televisiva della mafia visibile solo in Asia, perché bandita dall’Europa.
Nella premessa del libro ritroviamo alcune regole del game show (a cui per l’appunto viene dato il nome L’Elenco). Ne riportiamo alcune per fornire un’idea più precisa: «Due classi di liceali vengono selezionate per partecipare al gioco; come quartier generale ogni classe ha a disposizione un fortino; ogni classe ha in dotazione un arsenale; è vietato comunicare con l’esterno; il gioco termina quando una delle due classi stermina tutti i membri dell’altra». Insomma, vi ritroviamo le stesse brutalità e l’insana competizione dei nostri “Grandi Fratelli”, seppure in modo più esplicito.
Si ritorna poi a come le scrittrici si conoscono e cominciano a interagire tra loro: insieme frequentano un corso di sceneggiatura e si accorgono di possedere una certa compatibilità scrittoria. Perciò, nel momento in cui una delle tre cambia città, si sente l’esigenza di far nascere un’idea, anche per collaborare a distanza. Nasce così L’Elenco, in cui coloro che raccontano sono, non a caso, in tre: Andrea, Anita ed Elettra. Come sottolinea Martina: «Ogni cambio di stile si adegua al cambiamento di un personaggio».
Franco Arcidiaco, a questo punto, chiede precisazioni sul personaggio romanzesco della blogger, che sembra così tanto reale. Le tre confermano la loro ispirazione da una loro amica che, in qualità di blogger, ha caratteristiche estremizzate e possiede un perenne desiderio di vedere cose al limite del verosimile. Una delle funzioni dei blog ‒ e recentemente delle serie americane ‒ è quella, infatti, di analizzare un avvenimento e suddividerlo in piccole parti al fine di renderlo idealmente spiegabile e giustificabile agli occhi di chi osserva e vuole la verità. Lo svantaggio di questo è dare per scontato la violenza utilizzata e, nonostante ciò, far ruotare tutto intorno a essa: relazioni sentimentali, lavoro ecc. Come le scrittrici dicono: «Uccidere non è più la cosa importante, ma è tutto ciò che ruota intorno a questo».
Segue una domanda sul loro rapporto con la televisione: le autrici ammettono di essere «malate di tv», solo Ilaria principalmente «di web». E poi aggiungono: «Vi è un uso non totalmente negativo della televisione, se la testa che c’è dietro seleziona bene».
E giunto il momento di un’ultima domanda da parte dell’editore: «Tre native digitali. Come vi è venuto in mente di pubblicare un libro?»; Martina, Ilaria e Mariacarla si appellano all’importanza della lettura, non come dovere a scuola, ma come piacere e scoperta. Un tipo di lettura che loro hanno ben sperimentato fin da piccole.
Si lascia la parola agli invitati e al pubblico. Si accettano critiche e si danno spiegazioni riguardo a eventuali ambiguità.

Critiche e controcritiche
Adele Cambria, le cui parole sono frutto di schiettezza e giustizia, sottolinea il rischio che i libri che trattano i temi della violenza possano portare a comportamenti emulativi. Un pericolo che le autrici escludono.
Interviene poi Fulvio Mazza, ponendo l’accento sull’accettazione della brutalità televisiva. In questo libro vi è chiaramente una critica a essa. Si tratta di una violenza «catartica, non morbosa, una violenza paradossale. I ragazzi non sono complici ma vittime», dice il direttore de la Bottega editoriale.
Infine, si fa accenno al booktrailer del libro, reperibile su YouTube: (http://www.youtube.com/watch?v=fJ_-8dv_YPk) e di cui il montaggio e la regia non sono stati lavori così scontati. Dichiarano le autrici: «Mettere il sangue nelle cose non è così facile», alludendo certamente anche all’intera stesura del libro.
A questo punto, ai più coraggiosi ‒ si legge nella Premessa: «A causa di contenuti di natura violenta, ostile o sessuale, si sconsiglia la visione a un pubblico impressionabile» ‒ non resta che immergersi in quest’accumulo di omicidi e lotte e tradimenti al fine di sconsacrare con forte consapevolezza e criticità il potere mediatico del trucido sangue che scorre per i canali digitali.

Francesca Ielpo

(www.bottegascriptamanent.it, anno VII, n. 70, giugno 2013)

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