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A. XIV, n. 151, aprile 2020
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Dibattiti ed eventi (a cura di Emanuela Pugliese)

Il mare e le sue creature:
delfini e velieri incontrati
in un viaggio subacqueo,
colmo di sagge emozioni

di Francesca Ielpo
Per Sovera, il nuovo libro di Miro Iafisco sui molti significati del mare.
Un itinerario in grado di ricordarci l’importanza della pazienza e dell’amore


Il 9 maggio, la sera, a Roma, passeggiando per la storica e lunga via Merulana (ebbene sì, la stessa di Gadda), ci accorgiamo che il Teatro Brancaccio è ricoperto dal colore del mare e avvolto da note musicali che evocano la leggiadria di una stagione fresca e nuova.

Infatti, addentrandosi in esso, troviamo al secondo piano, denominato Teatro Brancaccino, la mostra fotografica “Sub e Foto” e la presentazione del libro di Miro Iafisco: Il canto del delfino. Amore e passione attraversando l’Atlantico alla ricerca dell’identità perduta (Sovera, pp. 244, € 13,50). L’autore, subacqueo per professione nonché scrittore e documentarista, ha anche lavorato, come autore e sceneggiatore, per la creazione di Atlantica, L’isola nella nebbia, Pelle di luna e di altri corti e commedie.

Viste la sua carriera e la qualità che la caratterizza, deve essere naturale per Miro Iafisco riportare nelle pagine della sua ultima opera scrittoria la potenza espressiva di un paesaggio inabissato e nascosto ai più. Si tratta di una lettura che ha gli stessi caratteri della scoperta. Così, seduti nella sala teatrale in cui si presenta il libro, insieme a numerosi ospiti e spettatori, attendiamo che la curiosità venga soddisfatta da parole, musica e immagini.

 

Velieri e altre simbologie

Ad aprire la serata è il conduttore Aldo Di Martino. Tra le persone che ringrazia ritroviamo il nostro direttore Fulvio Mazza che sorride lì sornione (da sottolineare che la Bottega editoriale, in qualità di agenzia letteraria, ha promosso la pubblicazione, presso Sovera, di questo libro), Andrea Iacometti, direttore editoriale di quest’ultima, Osvaldo De Santis, presidente e Ceo della casa di distribuzione “Twentieth Century Fox Italia”, e il noto pianista e compositore musicale Stelvio Cipriani. A lui passa la parola, che diventa esclusivamente melodia quando sul palco suona l’Anonimo Veneziano. Un brano, questo, che è una dolce immersione in un mondo che non è terreno perché magico: siamo catapultati così nella stessa atmosfera che l’entrata al teatro preannunciava. L’immersione totale avviene poi con la visione del trailer del libro, densa di cielo, mare e terra che, come si legge a grande schermata, «contengono in sé il vero significato dell’amore». Inoltre, sopraggiunge una particolarità: i delfini, più che gli uomini, fanno da protagonisti.

Successivamente sale sul palco Andrea Iacometti che dichiara che la casa editrice è stata colpita dal libro di Miro Iafisco «per l’intensità» e «la passione continua per il mare».

Aldo Di Martino si rivolge, successivamente, all’autore invitandolo a leggere un brano tratto da Il canto dei delfini. Miro Iafisco sceglie la parte finale del primo capitolo, la cui lettura, accompagnata dalla musica di Cipriani, rimanda a un «vecchio veliero ormai in disuso»: una, insieme a quella del delfino, delle tante immagini emblema dell’opera. Non a caso, lo zio Carlos dice al nipote a cui sta raccontando la propria storia: «A quel veliero devo tutto quello che oggi sono». Ma ai presenti non è dato sapere il perché. Il libro va letto e scoperto, divorato con la predisposizione di chi vuole ascoltare, imparare e capire.

Continua Aldo Di Martino, incalzando con ulteriori domande nella sua intervista allo scrittore. Alla domanda «che cosa ti ha ispirato a scrivere questo libro nella tua carriera letteraria?», l’autore indica ciò che è sentito come «qualcosa preso dall’aria, dall’anima». Sottolinea il fascino che consegue all’aver creato qualcosa, come un figlio, e l’amore di cui cerca sempre di trattare nei suoi lavori. Amore inteso come al di là del rapporto uomo-donna; amore da ritrovare nel mare perché qui «c’è l’essenza primordiale dell’essenza vitale». Dichiara: «Da lì attingo le mie emozioni, e le emozioni mi portano a trasmettere».

Il tête a tête prosegue con le plurime tematiche e significazioni del romanzo presentato, dal genere avventuroso ma dai forti richiami esistenziali dati da simboli e personaggi: un veliero antico ma dalla struttura sofisticata e moderna, Carlos che racconta la propria storia, Guglielmo che ha perso un figlio e lentamente si avvicina a se stesso anche grazie a una ricerca per conto di una trasmissione televisiva nazionale, il delfino di cui l’autore non svela l’allegorico enigma: «Lascio al lettore la scoperta di questa cosa».

Sulla scia del mistero e del pacato candore di un testo che dice tutto attraverso la bellezza del mondo marino, i racconti dello zio e del nipote sono intrisi di una sofferenza mista alla serena consapevolezza di un passato ormai andato e di un futuro da costruire sugli echi di vecchi momenti che, allo stato attuale, si ripropongo in cose e persone.

A questo punto non resta che affidare allo scrittore la lettura di un secondo brano. Così, sempre sulla musica di Cipriani, si ascoltano espressioni come: «Un silenzio profondo rotto solo dal canto dei gabbiani», «un viaggio determinante per il futuro» o ancora: «Non c’era più caos, né chi imponeva le proprie idee a tutti i costi. Solo acqua, cielo e mare».

 

Prospettive e cambiamenti

Salito sul palco Mauro Passerotti, presidente dell’associazione “Pro Gente”, ora gemellata con “Atmosfera”, associazione di cui il presidente è proprio Miro Iafisco, gli elogi al libro si fanno più numerosi. Il presidente Passerotti motiva il suo encomio discorrendo a proposito di un filo conduttore che percorre tutta l’opera: «La filosofia prospettivistica della vita». La lettura porta ad avere nuove aspirazioni e il lettore «non può non vedere cose che nella vita sfuggono». La presentazione si chiude con la citazione di una sua preghiera in cui si invoca serenità per «affrontare le cose che non possiamo cambiare», amore e passione per «cambiare le cose», forza per «distinguere le cose».

Aldo Di Martino saluta tutti e invita ad acquistare Il canto del delfino al desk presente in sala. Quelli che sono stati i presenti sentono che gli ultimi barlumi di quella saggezza e pacatezza non solo facili da reperire all’interno del romanzo, ma contraddistinguono chi ha parlato e spiegato. Naturale è avere intravisto in Miro Iafisco l’amore e la passione di cui parla. Le conosce bene ed è per questo che è abile nel tramandarle attraverso i libri.

 

Francesca Ielpo

 

(www.bottegascriptamanent.it, anno VII, n. 69, maggio 2013)

Collaboratori di redazione:
Veronica Lombardi, Ilenia Marrapodi, Antonella Napoli, Maria Chiara Paone
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