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A. XIV, n. 151, aprile 2020
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Dibattiti ed eventi (a cura di Emanuela Pugliese)

Le opere di Antonioni
viste tra pittura, musica,
immagini e ricordi privati
in un’originale vetrina

di Emanuela Pugliese
A Ferrara, il Palazzo dei Diamanti dedica un intero percorso espositivo
ad un illustre del cinema italiano ed alle mille discipline che l’ispirarono


Bologna, un improvviso caldo primaverile ci spinge a prendere il treno. La nostra meta? Ferrara. Giungiamo in centro e proviamo una certa emozione nel passeggiare per le stesse strade che ospitarono Ariosto, Bembo, Copernico, Mantegna, Tasso e Tiziano durante il Rinascimento. Il Castello Estense ci dà ulteriore conferma dello splendore e della ricchezza artistica e intellettuale di quel periodo.

La nostra curiosità ci conduce poi verso il Palazzo dei Diamanti ‒ così denominato per le sue 8.500 bugne, ossia blocchi di marmo bianco convergenti a punta ‒ costruito tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento. A rendere più suggestivo questo breve viaggio, un evento legato alla storia del cinema italiano: un’esposizione interamente dedicata a Michelangelo Antonioni e al suo rapporto con le arti figurative; un avvenimento, questo, che riguarda non solo il cinema, dunque, ma anche la pittura, la letteratura e la fotografia.

In collaborazione con la Fondazione “Ferrara Arte” e la Cineteca di Bologna, la mostra ‒ allestita nel piano inferiore del palazzo, dove si trova la Galleria civica d’Arte moderna e contemporanea ‒ dal titolo Lo sguardo di Michelangelo Antonioni e le arti, è la prima dedicata al regista ferrarese. Inaugurata il 10 marzo, resterà aperta per tutta la primavera (fino al 3 giugno 2013), a cura di Dominique Païni, direttore della Cinémathèque française.

 

Antonioni: padre della modernità cinematografica

Considerato tra i principali fondatori del cinema contemporaneo, Antonioni ha saputo scavare in profondità nell’animo umano attraverso uno sguardo non convenzionale e che oggi si rivela straordinariamente attuale.

L’esposizione intende ripercorrere tutta la carriera artistica del regista mediante l’ausilio di film, libri, dischi, fotografie, corrispondenze e oggetti personali divenuti oggi patrimonio del Comune di Ferrara e suddivisi in nove sezioni all’interno della galleria. Un percorso che racconta l’evoluzione artistica di Antonioni, le cui opere sono accostate a quelle di grandi maestri ‒ De Chirico, Morandi, Pollock e Rothko ‒ da cui egli trasse principale ispirazione.

La prima sezione, intitolata Nebbie, racconta le origini ferraresi e la relazione che Antonioni ebbe con la sua terra. I film che evocano questo rapporto mettono in evidenza una città rarefatta e silenziosa, attraverso le scene di una campagna immersa nella nebbia, col suo cielo grigio, e prossima alla foce del Po.

Deserti, il titolo della seconda sezione. Qui lo scenario cambia radicalmente: distese riarse sconfinate e polverose ispirano i capolavori della maturità: Zabriskie Point (1970) e Professione: reporter (1975).

Elementi differenti creano il cinema della Realtà, terza sezione della mostra. All’indomani del Secondo conflitto mondiale e durante gli anni Cinquanta, Antonioni prese spunto dal cinema neorealista per realizzare una serie di documentari ‒ Gente del Po (1947) e N.U. (Nettezza urbana) (1948) ‒ con i quali intese raccontare le condizioni di vita della gente umile della pianura padana.

La sezione successiva (Scomparse) è dedicata ai film incentrati sulla “malattia dei sentimenti”: L’avventura (1960), La notte (1961), L’eclisse (1962). Una sezione interamente dedicata alla bellezza, bravura e talento di Monica Vitti, di cui è possibile visionare i provini inediti per Il deserto rosso (1964), il primo film a colori, realizzato mediante l’utilizzo di varietà cromatiche differenti alle quali Antonioni volle attribuire una pregnante funzione simbolica ed espressiva, come dimostra la sezione I colori del mondo e dei sentimenti.

Segue il viaggio a Londra nel ’66 ‒ evocato nella sezione Simulazioni ‒ dal quale nascerà Blow Up (1966), il film che segna una vera e propria svolta nel cinema di Antonioni, e che lo porterà a vincere la Palma d’oro a Cannes nel 1967, per la sua capacità di trasferire un’intensa plasticità pittorica e fotografica sullo schermo. E proprio alla pittura il regista si dedicherà ampiamente negli anni Sessanta, con la realizzazione di piccoli dipinti sviluppati su grande formato mediante la tecnica dell’ingrandimento fotografico ed esposti nella sezione Le montagne incantate.

Gli anni Settanta e Ottanta sono poi gli anni in cui riemerge il genere del documentario. A differenza dei primi esperimenti, qui i soggetti sono civiltà lontane ‒ come quella cinese e indiana ‒ e i loro antichi rituali. Ne è un esempio il documentario Kumbha Mela (1989), esposto nella sezione Altrove.

Con il ritorno in Italia, in seguito a una serie di reportage realizzati in Inghilterra, Germania e Spagna, Antonioni riprende il cinema dei sentimenti e dei rapporti di coppia. Sono gli anni dei film Identificazione di una donna (1982) e Al di là delle nuvole (1995). Infine, nell’ultima sezione (Identificazione di un maestro), vediamo il novantaduenne Antonioni debuttare come attore nel film Lo sguardo di Michelangelo (2004), dal quale emerge la piena consapevolezza dell’arte come risultato della propria creatività.

 

Informazioni e contatti

È possibile visitare la mostra il lunedì dalle 14:00 alle 19:00 e dal martedì fino a domenica dalle 10:00 alle 19:00. Per ulteriori informazioni, vi invitiamo a visitare il sito web della mostra http://www.palazzodiamanti.it/1/home o ad inviare una email all’indirizzo diamanti@comune.fe.it.

 

Emanuela Pugliese

 

(www.bottegascriptamanent.it, anno VII, n. 69, maggio 2013)

Collaboratori di redazione:
Veronica Lombardi, Ilenia Marrapodi, Antonella Napoli, Maria Chiara Paone
Progetto grafico a cura di: Fulvio Mazza ed Emanuela Catania. Realizzazione: FN2000 Soft per conto di DAMA IT