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A. XIV, n. 151, aprile 2020
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Dibattiti ed eventi (a cura di Emanuela Pugliese)

Grande successo a teatro:
riflettori accesi sull’opera
lirica contemporanea
Molly degli aviatori

di Francesco Rolli
In scena la prima produzione dell’Officina giovane opera italiana:
una rappresentazione liberamente ispirata ad un romanzo di W. Faulkner


E luce fu… è stato il primo pensiero (illuminante) che ci ha colpito nel venire a conoscenza di un singolare lavoro a molteplici mani, partorito col nome di Molly degli aviatori: un’opera lirica contemporanea. Una riscossa dell’opera italiana? Secondo noi sì.
Come da Galateo iniziamo con le presentazioni. Le presentazioni del dramma e dei suoi attori.
Si apre il sipario (spartiacque tradizionale tra l’arte e la vita) che ci getta nel vivo dell’azione tragica; c’è Jiggs (Francesco Pupa, attore), di cui non sappiamo quasi nulla tranne che è un esperto meccanico, dedito ai ferri e alla tecnologia, in tuta da lavoro, unto di olii, che enuclea, recitando, le tematiche eminenti dell’opera, che si dipaneranno con estrema naturalezza e coerenza nelle scene successive: prima fra tutte il totale e tragico oltrepassamento dei naturali limiti dell’uomo («Non chiediamo altro vento… »). C’è una schiera di bambini festanti che muove felicemente e allegoricamente degli aeroplani, bambini sporchi di olio, che cantano. C’è Molly Bloom (Francesca Gerbasi, soprano falcon), l’eroina tragica, tratteggiata a tinte fosche, una marcolfa dedita alla lascivia più sfrenata, ma capace al contempo di profondersi in acute riflessioni sul senso della vita, soprattutto nel finale. C’è infine Roger Shumann (Sabrina Zumpano, soprano en-travesti), marito di Molly, il pilota che sfida le leggi del cosmo col suo folle volo, con un’eco nel suo canto-preghiera finale del Leopardi dell’Infinito. C’è Donald (interpretato anche da Sabrina Zumpano), giornalista beone incaricato di studiare e comprendere la psicologia degli aviatori, convinto che di questi uomini volanti non rimarranno che le ossa a testimonianza della loro esistenza.
La trama è incentrata su una gara di volo (siamo agli albori dell’aviazione: 1929 circa) che annovera tra i partecipanti Roger. La preoccupazione costante è che la riposta sicurezza nelle capacità dell’uomo nel librarsi in aria (paurosamente e pericolosamente) possa tradursi in morte. Mentre Roger è in volo, sotto di lui si consuma un fugace incontro tra Donald e sua moglie Molly, tra corpi avvinghiati e bicchieri colmi di whisky. Sullo sfondo sempre le amare riflessioni di Jiggs. Poi la «marcetta» dei bambini festanti, che delinea la sicurezza della tecnologia e dell’uomo. Sicurezza tradita dalla caduta in un lago, oltre il pilone-meta della vittoria, dell’aereo di Roger. V’è una costante concatenazione di leitmotiv che si ripetono, si accavallano, ritornano, si intersecano come nella composizione musicale, sino all’epilogo.

 

L’indissolubile legame: teatro e musica
L’opera è composta da un unico atto in tre scene, a firma di Marco Gatto, giovane studioso e compositore. La musica è di Marco Gatto stesso e Tommaso Greco, Luigi Maletta, Alessandro Papaianni, Rodolfo Saraco e Giampaolo Testoni. Il disegno musicale lascia estremamente soddisfatti nel diletto estetico che continuamente suscita. Siamo ancora nello schema della musica applicata ad un testo (genere operistico), ma la novità degli stili, le differenti personalità dei compositori, le divergenze all’interno dell’opera delle linee melodiche (alcune ancora profondamente classiche, altre espressionistiche e decisamente influenzate dalle correnti novecentesche) e la composizione a più mani, rendono questo progetto decisamente interessante. Molly degli aviatori è il primo risultato dell’Officina giovane opera italiana, un laboratorio guidato dal compositore Vincenzo Palermo. Promosso dal Teatro della Ginestra, capofila dei Teatri Meridiani, sotto la regia di Dante De Rose, ha collaborato al progetto anche Giampaolo Testoni, celebre compositore contemporaneo che ha voluto fregiare l’opera con un suo breve ma intenso cameo: un Interludio di danza con l’intenzione di esprimere attraverso i movimenti delle danzatrici (Nausica Tucci, Martina Perito, Carmela Turano), la tensione al volo, al tenersi sospesi in aria: rappresentazione al centro dell’opera del motivo principale dell’opera stessa. Testoni informa che «per la composizione del pezzo sono stati utilizzati temi musicali presi qua e là fra le melodie e i rimandi armonici e via via unificati. L’Interludio è dunque un condensato della musica di tutta l’opera». Dalle parole del compositore si evince tuttavia una nota dolente riguardo alla diffusa penuria che caratterizza gli ambienti compositivi dei Conservatori italiani. Cosa differenzia, infatti, uno strumentista da un compositore? Soprattutto l’invenzione, la capacità di adattamento alla congerie storica, il “ruolo sociale” del compositore che lo strumentista può bilanciare con l’acquisizione della tecnica e le doti interpretative più facili da perseguire. Molly degli aviatori è il frutto di un lavoro congiunto, testimone della vitalità degli ambienti musicali contemporanei. Un lavoro d’ensemble che verrà pubblicato prossimamente da Sonzogno.
Un’opera singolare (come s’è detto in apertura), però, non solo ben fatta e inscenata, dunque un condensato di molti fattori: anzitutto il tema (in un’era cibernetica!), il lavoro di gruppo che scardina l’idea del compositore monolitico, la scomparsa della metrica, la presenza di attori (per esigenze di chiarezza e di orientamento, in un’opera che si apre in un aeroporto simbolo del disorientamento) e di cantanti che interpretano ruoli maschili (comunque usanza del teatro lirico), la forte presenza di ipotesti (Joyce, Dante, Leopardi), la presenza di un solo atto; l’inserimento della danza privo di accompagnamento vocale, con solo Jiggs in secondo piano, sempre sporco di olio.


Francesco Rolli
(www.bottegascriptamanent.it, anno VI, n. 63, novembre 2012)

Collaboratori di redazione:
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