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A. XIV, n. 151, aprile 2020
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Dibattiti ed eventi (a cura di Emanuela Pugliese)

Sconfiggere le mafie:
da Aracne un volume
di cultura e formazione
contro i dannosi retaggi

di Francesca Ielpo
Il 25 settembre a Roma, presso le “Vetrerie Sciarra”, si è discusso
de Il libro bianco sulla ’ndrangheta e sul riutilizzo dei beni confiscati


È il pomeriggio del 25 settembre, le Forze dell’ordine circondano la struttura universitaria “Vetrerie Sciarra”: tutto è pronto per la presentazione de Il libro bianco sulla ’ndrangheta (Aracne editrice, pp. 440, € 25,00), prevista per le ore 16:00 in Aula “Levi”. L’aria che si respira è carica di tensione. Il tema da discutere implica precise modalità organizzative per garantire la massima sicurezza. Chi lavora per la legalità deve tutelarsi dalla prepotenza dell’illegalità; l’onestà paga i conti della corruzione, che dilaga, che divampa nella melma italiana e internazionale. La disgustosa sensazione di attaccaticcio che essa lascia su di noi non è sufficiente a rimuoverla: oltre alla consapevolezza, c’è bisogno di azione per smontare i meccanismi che sporcano la gente di “malo fango”.

E gli ospiti della presentazione agiscono, sensibili al bene dei cittadini. Controcorrenti rispetto a una situazione politica ‒ più che culturale ‒ colma di imbrogli e idolatrie riservate al dio denaro, prendono la parola, con la fermezza tipica di chi ha vissuto da protagonista la ’ndrangheta e i suoi cambiamenti.

 

Proposte e soluzioni

Il libro rappresenta un’introduzione a un dibattito ampio, scomodo, in cui “l’onorata società” è pelle da scorticare fino a osservarne la sua forma più interna.

Il primo a intervenire è Luca Ruzza, docente di Progettazione scenica a “La Sapienza” di Roma, che brevemente spiega come e quando nasce la sua collaborazione con Claudio La Camera, curatore de Il libro bianco della ’ndrangheta e coordinatore del “Museo della ’ndrangheta” di Reggio Calabria (nonché autore di una breve Introduzione). Tale collaborazione ­– complice un incontro a teatro ­– ­ ­è il frutto della necessità di dare agli studenti un’offerta formativa che comprenda una forte consapevolezza della realtà in cui viviamo e dell’apprendimento dell’arte non solo in quanto disciplina. Perciò, due sono state le visite guidate: a Rosarno e a Cinisi. Dopodiché, i ragazzi del Corso di Progettazione scenica 2011/2012 hanno dato vita a diversi progetti per il riutilizzo dei beni confiscati alla mafia.

Un messaggio di Bertolt Brecht aleggia per alcuni istanti sullo schermo della sala: «Si deve cantare nei tempi bui? Sì, si deve cantare, dei tempi bui».

Ora può prendere inizio la presentazione de Il libro bianco sulla ’ndrangheta: un bilancio della lotta all’illegalità, dal 2008 al 2012, diretta dalla Procura antimafia, dalla Direzione distrettuale antimafia e dalle Forze dell’Ordine di Reggio Calabria.

Claudio La Camera parla di cifre: più di due miliardi di beni sequestrati.

Ma non ci sono solo numeri, c’è anche Un’altra città, titolo di una delle parti del testo dedicata alle associazioni antimafia della provincia di Reggio, quali il già citato “Museo della ’ndrangheta” e “La bottega della legalità”. Si tratta di quella porzione di civiltà che, seppur minoritaria in termini quantitativi, dà conforto. Bisogna ampliare i suoi spazi attraverso una decisa azione culturale. Ma la paura immobilizza in una sorta di «via di mezzo», dice La Camera prima di specificare che il testo è stato scritto a più mani, tra cui molte erano degli ospiti presenti. Le fotografie sono, invece, a cura della giornalista Adriana Sapone.

Enzo Ciconte, docente di Storia della criminalità organizzata, all’Università degli studi di “Roma Tre” (autore peraltro delle Conclusioni al volume), non a caso esordisce dicendo che è «un libro che si fa guardare». Si vedono uomini strafottenti o coperti in volto e poi tante donne, vittime o promotrici del sistema in cui si trovano. Il professor Ciconte definisce la mafia come un sistema di relazioni con gli altri a livello politico, economico, sociale e ribadisce che esiste, in modo radicato, una “zona grigia”, collaterale della ’ndrangheta e dell’antindrangheta. È necessario un approfondimento degli studi, la cui nascita è relativamente recente, sull’organizzazione criminale calabrese. «Noi dobbiamo capire con chi abbiamo a che fare. Diffido di una lettura semplicistica», conclude Enzo Ciconte.

Passa la parola a Francesco Forgione, giornalista e studioso dei fenomeni mafiosi (anche per essere stato presidente della Commissione parlamentare Antimafia), nonché autore della Prefazione del libro. La sua dialettica è esorbitante, sconvolge per la chiarezza e, insieme, la ferocia che l’accompagnano. Mostra la ’ndrangheta come un’associazione di «pecorari che hanno fatto Stato». La loro capacità è quella di tessere relazioni esterne mantenendo l’alto valore della paternità: «San Luca e il mondo». Reggio Calabria è immersa nell’ipocrisia, sembra una città in cui tutto è ovattato. La soluzione è creare un’informazione di “contrasto”, e il libro presentato ne è un esempio. In generale, però, manca una visione coerente che evidenzi la modernità di un sistema che tende a nascondersi in dannosi retaggi. Gli stessi che rendono cieca, muta e ambigua l’imprenditoria. E la chiesa. La soluzione che propone il giornalista è «creare conflitto, indignazione sociale».

Segue l’intervento di Giuseppe Creazzo, che ha preso parte alla stesura dell’opera ed è procuratore di Palmi: parla di silenzio, quel silenzio che permette la crescita, l’invincibilità, l’assuefazione e la complicità, fili che permettono alla ’ndrangheta di tessere le sue grandi e spudorate trame. Il libro bianco sulla ’ndrangheta è un riconoscimento di quello che è la ’ndrangheta, ovvero un’organizzazione unitaria. Il procuratore certo non si perde d’animo e anzi, con soddisfazione e sollievo, comunica che nella lotta all’illegalità i risultati sono «lusinghieri», con la nascita di più istituzioni mirate e con un generale risveglio delle coscienze, ma molta strada deve essere fatta, impiegando le energie pulite della società, quali le scuole. L’auspicio del dott. Creazzo e di tutti noi è che «gli sforzi siano proseguiti affinché al cittadino calabrese sia facilitata la strada della legalità».

 

Letture complesse, non semplicistiche

Ritornano le cifre con Michele Prestipino, procuratore aggiunto Dda di Reggio Calabria e coautore del libro. Secondo i dati, rilevati su una stima europea, solo il 6% degli intervistati ritiene che la ’ndrangheta non esista. Solo l’11% pensa che sia invincibile. E una buona percentuale è a conoscenza delle relazioni esterne e complesse dell’organizzazione, che vanno a costituire la già nominata “zona grigia”, punto di forza delle mafie. Come contrastarla? Dice il procuratore Prestipino: «Il primo passo importante è avere un approccio complessivo. Dal centro verso l’esterno, dal basso verso l’alto, ripensando ad un’azione di contrasto più organizzata, fondata sulla quotidianità dei comportamenti». Questo perché la ’ndrangheta non è una piaga a sé, ma è un blocco sociale. La formazione dei giovani, ricorda il procuratore, si deve fondare su un blocco opposto. Se non si fa questo, l’azione di contrasto è qualcosa per pochi eroi.

A proposito di giovani e formazione, interviene nuovamente il docente Luca Ruzza: d’accordo con tutto quello che è stato detto precedentemente, afferma che Il libro bianco sulla ’ndrangheta sarà adottato come libro di testo all’interno de “La Sapienza”. È la volta, quindi, degli studenti che illustrano i progetti grafici che intendono realizzare, trasformando il marciume dell’illegalità in spazi ricreativi e culturali: a Rosarno i beni immobili confiscati saranno adibiti a una “Casa della Memoria”, un “Museo della Ricerca” con una sala multimediale e un cineforum; a Cinisi, invece, è prevista l’affissione di un orologio che conterà le ore dalla data delle morte di Peppino Impastato e che smetterà di funzionare quando la mafia non ci sarà più.

Questa sembra essere la risposta pratica al dibattito appena trascorso. La proposta dei ragazzi è quella, appunto, di incentivare la conoscenza modificando gli inneschi culturali di un passato che si tinge d’oro, ma nasconde pece.

Come scrive Giuseppe Pignatone, procuratore della Repubblica di Roma, nell’incipit del capitolo uno: «Il sapere in sé è portatore di democrazia».

Gli ultimi, ma non meno importanti, ringraziamenti vanno, per l’appunto, al dott. Pignatone, all’editore del libro Gioacchino Onorati (patron della casa editrice Aracne) e agli altri coautori. Un editore che, grazie anche al lavoro del citato La Camera, ha al suo attivo diverse altre pubblicazioni, nell’apposita collana denominata Antigone, di analisi sul drammatico quanto spregevole fenomeno della ’ndrangheta.

 

 

Francesca Ielpo

 

(www.bottegascriptamanent.it, anno VI, n. 62, ottobre 2012)

Collaboratori di redazione:
Veronica Lombardi, Ilenia Marrapodi, Antonella Napoli, Maria Chiara Paone
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