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A. XIV, n. 153, giugno 2020
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Dibattiti ed eventi (a cura di Emanuela Pugliese)

Dal tragico al comico:
la poesie di Effekappa
presentate alla libreria
Ubik di Cosenza

di Emanuela Pugliese
Da Zona editrice: la nuova raccolta poetica di Franz Krauspenhaar.
Presentano il volume Teresa Caligiure e i docenti Bufalo e Fanelli


L’arte, in tutte le sue sfaccettature, è sicuramente uno dei mezzi più elevati che permettono all’uomo di organizzare e rappresentare la propria esistenza. La poesia è una fra le più alte manifestazioni artistiche capaci di elevare l’animo umano e di andare oltre la sfera del sensibile. Tuttavia oggi è molto difficile trovare lettori di poesia disposti ad affidare alla parola e al verso il desiderio di comprendere gli stati d’animo e le proprie emozioni. Dunque, la domanda di fondo è: ha ancora un senso, nell’epoca dei social network e del sapere globalizzato, scrivere poesie e quindi leggerle? Presentare un libro di poesie, in tal senso, è una grande sfida, che si propone di affrontare e pungolare l’inerzia dei lettori.

Se n’è ampiamente discusso nelle sale della libreria Ubik di Cosenza lo scorso 24 febbraio, in occasione della presentazione dell’ultima silloge poetica di Franz Krauspenhaar dal titolo Effekappa (Zona editrice, pp. 120, € 13,00), presentato da Teresa Caligiure, dottore di ricerca in Letteratura Italiana presso l’Università della Calabria e autrice della postfazione al libro, nonché da Romeo Bufalo, docente di Estetica, e da Carlo Fanelli, docente di Drammaturgia presso il Campus di Arcavacata di Rende.

L’autore, calabrese per parte di madre e tedesco per parte di padre, ha già all’attivo diverse pubblicazioni di opere narrative, tra le quali si ricordano Era mio padre (Fazi, 2008, pp. 281, € 14,02), Un viaggio con Francis Bacon (Zona editrice, 2010, pp. 68, €10,00) e 1975 (Caratterimobili, 2010, pp. 120, € 12,00); con la poesia, invece, esordisce nel 2005 con l’ebook Champagne (Feaci edizioni), al quale fanno seguito Monoscopio segreto (Feaci edizioni, 2007) e Cocktail K (Feaci edizioni, 2008) e infine, per i tipi Manifattura Torino Poesia, Franzwolf, un’autobiografia in versi (Marco Valerio editore, 2009, € 9,00).

Poesia di dolore e di profonda alienazione quella di Krauspenhaar che, sin dai primi versi, sorprende per la sua unicità. Sembra quasi di rileggervi Pier Paolo Pasolini ma, più che al poeta di Casarsa, Krauspenhaar – che apre la raccolta con una dichiarazione di immodestia – intende avvicinarsi per parole, stile e tematiche al grande scrittore ceco Franz Kafka. Già dalle iniziali del poeta e dal titolo dell’opera è infatti possibile intuire tale accostamento. Audace è inoltre la scelta della copertina del libro: il volto diviso a metà dei due scrittori, quasi a voler significare che l’uno è il completamento dell’altro. Non dissimili anche riguardo al contenuto: le tematiche di Kafka, quali l’angoscia esistenziale e il senso di smarrimento nel mondo, sono presenti anche nelle liriche dell’autore italo-tedesco.

Poesia, dunque, per ritrovare il senso dell’esistenza e affrontare il «male di vivere», come direbbe Montale. Mediante un’attenta lettura dei testi di Krauspenhaar, Romeo Bufalo ha ripercorso le tappe della storia della lirica a partire dalla poesia greca arcaica − quando essa aveva una funzione pubblica e serviva per comunicare i fatti memorabili di un determinato popolo attraverso un sottofondo mitico – per giungere alla poesia di epoca ellenistica, che cominciò ad assumere un valore di puro diletto, semplice incantamento dello spirito, per poi arrivare alla contemporaneità e acquisire un registro più autobiografico.

Sulla funzione della poesia, priva di una bussola che permetta di muoversi nell’intricato labirinto della vita, si è soffermato Carlo Fanelli, notando il linguaggio quasi «sgrammaticato» e sintatticamente indeterminato, privo di endecasillabi e versi tradizionali che riesce tuttavia, mediante associazioni inconsuete di immagini, ad offrire al lettore emozioni forti.

Infatti il nero è il colore emblematico di questa raccolta: Cane nero è uno dei componimenti più significativi, ma «nero è anche il colore dell’alba, della pelle, della morte e persino della neve, che è neragrigia». Un colore tetro, dunque, contrapposto al bianco del latte, del cielo e della neve che ritorna bianca, quasi a significare che può esistere un barlume di speranza nella profondità del dolore. Attraverso il colore nero Krauspenhaar sembra voler avvolgere e nello stesso tempo, svelare tutta la nostra esistenza, facendone il simbolo di un’epoca, quella attuale, che risulta segnata da tragici avvenimenti, basti pensare ai conflitti bellici.

Nel corso del dibattito, Teresa Caligiure ha sottolineato il registro ironico delle poesie di Krauspenhaar, citando la poesia della “dieta” all’interno della seconda sezione della raccolta: il poemetto H24 (Ventiquattr’ore d’un uomo. Poema eterogeneo possibile). Il poeta, infatti, scandisce la propria giornata attraverso i pasti principali, mediante una chiara verve comica che, in questo caso, fornisce una chiave di lettura per rappresentare la sofferenza della malattia. Dunque, il comico ribalta la tragicità dell’esistenza, trovando una via di fuga.

La parola poetica di Krauspenhaar si rivela perciò capace di fornire una sintesi tra il tragico e il comico, anche nello stile, che si adegua ai contenuti, passando dal lessico aulico a termini del linguaggio quotidiano. Non è forse la realtà una continua alternanza tra ironia e dramma in un orizzonte grottesco che stentiamo a credere vero? Probabilmente, grazie alla poesia di Krauspenhaar, potremo rispondere alla domanda iniziale e affermare che sì, ha ancora un senso fare poesia oggi.

 

Emanuela Pugliese

(www.bottegascriptamanent.it, anno VI, n. 56, aprile 2012)

Collaboratori di redazione:
Letizia Lamorea, Ilenia Marrapodi, Rosita Mazzei, Maria Chiara Paone
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