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A. XIV, n. 153, giugno 2020
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Dibattiti ed eventi (a cura di Emanuela Pugliese)

Leggere è il vero segreto
per scrivere e insegnare:
a tu per tu con l’autrice
di due preziose guide

di Graziana Pecora
Pergentina Pedaccini Floris incontra i lettori nella libreria “Musica & libri”
di Bastia Umbra (Pg) per discutere di lettura attiva e di scrittura creativa


Chi ha detto che si può parlare di cultura solo nei grandi centri del sapere, nelle biblioteche antiche arredate con scaffali di legno scuro alti fino al soffitto, negli spaziosi auditoria metropolitani di Roma e Milano dotati di comode poltroncine in velluto, microfoni e amplificatori? Chi l’ha detto non sa che è nei piccoli centri, in realtà, che si concentra l’attività creativa più fervente, la sete di conoscenza più partecipativa, il desiderio più forte di migliorare, attraverso la cultura, se stessi e il mondo circostante. Chi l’ha detto, infine, non ha certamente partecipato all’incontro con la professoressa Pergentina Pedaccini Floris, esperta di comunicazione e di problemi del linguaggio, che si è tenuto sabato 10 marzo presso la libreria “Musica & libri” di Bastia Umbra (Pg). Un incontro atteso sin da febbraio, come si era annunciato in un nostro precedente articolo (http://www.bottegascriptamanent.it/?modulo=Articolo&id=1285&ricerca), rimandato poi a causa della neve che, copiosa in questa parte d’Italia, ha isolato a lungo i paesini collinari dell’entroterra umbro. Tra i partecipanti, molti gli insegnanti, ma anche qualche editore, alcuni giornalisti, una pittrice e tantissimi lettori.

 

L’introduzione di Mameli

Alle ore 18:00, dopo un nugolo di piacevoli chiacchiere e scambi d’opinione tra gli astanti sulle novità editoriali ma anche su argomenti più frivoli e divertenti, la nostra collaboratrice nonché titolare della libreria e impeccabile organizzatrice dell’evento, Annalina Mesina, invita tutti i presenti ad accomodarsi nella piccola ma gremitissima saletta allestita per la presentazione. Le pareti tinteggiate di un brillante color smeraldo, quasi a continuazione del naturale paesaggio verde della regione umbra, trasmettono un’atmosfera di tranquillità e confidenzialità, la più adatta per cominciare un discorso sulla comunicazione.

Il professor Giacomo Mameli, giornalista e docente all’Università di Cagliari, è il primo a prendere la parola, introducendo, con rimandi spesso gradevolmente poetici, i due testi della Pedaccini, Leggere per scrivere. Manuale di lettura attiva e di scrittura creativa (scritto a quattro mani con Patrizia Cotroneo Trombetta) e Studiare: istruzioni per l’uso, entrambi editi dal Centro di Documentazione giornalistica. Partendo dalla «sacralità della comunicazione», suggerita dal titolo stesso della prima pubblicazione, che sembra far riferimento a una trinità («“leggere”, “scrivere”… manca solo “parlare”»), Mameli si sofferma sull’attività, intesa come non-passività, della produzione, da un lato, e della fruizione, dall’altro, non solo della scrittura ma anche della comunicazione orale. «Il termine poesia – dice Mameli – deriva dal greco póiesis, cioè “fare”» e presuppone quindi un’azione, un lavoro: la poesia, che è forse l’espressione più alta tra le varie forme di comunicazione, non è mai scritta di getto, ma cesellata, affinata, finché non giunge alla fisionomia finale, che è la più efficace. E lo stesso accade e deve accadere con la prosa. Da qui l’estrema importanza della punteggiatura, cui la Pedaccini dedica un lungo capitolo in Leggere per scrivere, – a cui il giornalista contrappone, invece, l’inutilità e l’inefficacia delle frasi fatte – e la necessità della solitudine e della concentrazione. Dietro ogni produzione efficace c’è dunque un attento studio. Ed è qui che il professor Mameli si ricollega all’altro manualetto dell’autrice, Studiare: istruzioni per l’uso, che si rivolge sì agli studenti, ma soprattutto agli insegnanti, i quali – sembra scontato, ma evidentemente non per tutti – devono conoscere, e dunque aver studiato, quegli argomenti che vogliono trasmettere ai propri alunni.

 

La presentazione dell’autrice

Anche la professoressa Pedaccini, nell’illustrare i propri testi, pone l’attenzione sul lavoro, spesso faticoso, di chi scrive. Perché contrariamente a quanto molti pensano, «scrivere non è roba da esseri ultraterreni! Si può imparare, a scrivere. Anche se avere il “fattore X” sicuramente aiuta». A dimostrazione di questo, l’esempio di Raymond Carver e del suo editor – di certo noto agli “addetti ai lavori” – vien quasi da sé: senza l’enorme lavoro di messa in discussione e riscrittura da parte di Gordon Lish oggi forse non potremmo leggere Di cosa parliamo quando parliamo d’amore, ma solo Principianti. In questa sede non si vuole, naturalmente, intavolare una discussione sui rapporti tra autori e redattori né sulla minore o maggiore validità artistica delle opere originali o editate, ma solo avvalorare la tesi secondo cui «chi scrive lavora!». E se proprio non si vuole pensare a interventi di terzi sulle opere di grandi narratori come Carver, si può sempre ricordare come il più celebre romanziere nostrano, Alessandro Manzoni, scrisse il suo capolavoro in sette anni e lo rilesse e perfezionò nei successivi quindici, prima di darlo alle stampe nella versione che conosciamo oggi!

La narratologia, prosegue la Pedaccini portando il discorso, in particolare, sulla scrittura creativa, è una disciplina piuttosto recente, che di certo non ha insegnato ai grandi autori del passato, come per esempio Boccaccio, a creare delle storie funzionanti e a comunicarle in maniera efficace. Essa è nata dalla lettura attenta e dall’analisi di quelle stesse narrazioni. Imparare la narratologia oggi significa riconoscere metodi e strutture in un libro (o persino in un film), e saper leggere queste cose, sostiene l’autrice, serve per imparare a scrivere.

Un buon comunicatore, inoltre, non deve mai dimenticare, affinché il suo messaggio venga recepito in modo corretto, l’importanza di individuare le peculiarità del proprio pubblico, che possono anche essere di volta in volta diverse, in modo da poter adattare a esse il tipo di linguaggio da usare o gli argomenti da trattare. Una piccola lezione, questa, da tener presente non solo se si è scrittori, ma anche e soprattutto se si è insegnanti: se si deve istruire una classe di quarta ginnasio non si potrà di certo comunicare come a una di terza liceo, in grado di comprendere espressioni e tematiche di livello superiore. Si deve essere consapevoli, come la stessa Pedaccini si diverte a ricordare, ripensando a una conversazione con Andrea Camilleri, che «le cornacchie di città non capiscono le cornacchie di campagna e che quelle del Connecticut non riescono a farsi intendere da quelle della California». L’abilità del comunicatore sta nell’adattarsi di volta in volta all’interlocutore che ha davanti.

Il dialogo con l’autrice dei due manuali non sarebbe tale se i suoi ascoltatori, alla fine, non intervenissero con le loro domande e interpretazioni. Uno scambio vivo, tra persone che della comunicazione fanno il fulcro del loro lavoro. Una conversazione che nelle intenzioni dei suoi partecipanti durerebbe molto più a lungo, non fosse che nel frattempo è scesa la notte, a riprova che a discorrere piacevolmente il tempo passa sempre troppo in fretta.

 

Graziana Pecora

(www.bottegascriptamanent.it, anno VI, n. 56, aprile 2012)

Collaboratori di redazione:
Letizia Lamorea, Ilenia Marrapodi, Rosita Mazzei, Maria Chiara Paone
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