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A. XIV, n. 153, giugno 2020
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Dibattiti ed eventi (a cura di Emanuela Pugliese)

Valli, poeta e filosofo:
l’estro di un intellettuale
del Novecento, rivisitato
in chiave tutta moderna

di Petronilla Bonavita
Città del sole pubblica un saggio storico per far conoscere un grande
letterato, esperto testimone del secolo scorso ma, per molti, sconosciuto


Si è trasformata in un lungo e vivace dibattito la presentazione del libro Luigi Valli. Il primo Novecento attraverso gli affetti, le azioni, gli scritti di un intellettuale (Città del Sole, pp. 256, 14,00 €) di Maria Rosa Naselli, bibliotecaria ed ex studentessa del Liceo classico “L. Valli” di Barcellona Pozzo di Gotto, dove si è svolto l’incontro. L’autrice, appassionata di libri ed incuriosita dal fondo donato al liceo e alla biblioteca comunale dalla famiglia dell’intellettuale succitato, ha deciso di approfondire in un volume la vita e le opere – fino a quel momento sconosciute ai più – di un uomo noto a tutti nella cittadina messinese, in quanto titolare dell’unico e prestigioso liceo classico della città, ma di cui nessuno aveva scritto finora. Ed ecco che una più precisa analisi, scavando negli scritti e nella quotidianità del personaggio e scavalcando la sterile condizione di intellettuale di primo Novecento attribuitagli, ci fa scorgere una figura contraddittoria e controversa, senza che, tuttavia, questo scardini l’ammirazione per lui finora nutrita dai cittadini di Barcellona. I professori Giuseppe Rando, ordinario di Letteratura italiana presso l’Università degli studi di Messina, e Patrizia Zangla, docente di Storia e Filosofia dell’Istituto “L. Valli”, hanno contribuito, attraverso i loro interventi, al ritratto dell’intellettuale. La riproduzione del clima storico è stata, inoltre, favorita da una piccola mostra dei libri di Valli e della consorte Angelica Picardi, prospiciente la sala conferenze, che rappresentava l’interno di un appartamento dell’alta borghesia del primo Novecento. Il professore Rando ha dato uno sguardo d’insieme alla produzione letteraria di Luigi Valli, che ha spaziato dalla retorica militante ad una lirica dai forti accenti carducciani e pascoliani. «Un intellettuale organico al suo mondo, al punto da restarne prigioniero»: queste le parole utilizzate dal docente per descrivere il personaggio, pienamente integrato nel sistema culturale dell’epoca; infatti, ha aderito al fascismo firmando il manifesto, ideato dal filosofo e ministro dell’Istruzione Giovanni Gentile – redatto nel 1925 racchiude i nomi di coloro che tra gli intellettuali aderirono al regime e costituisce la prima attestazione ideologica in cui vengono indicate le basi politico-culturali del movimento cui non solo Valli si è allineato, ma al quale si è consapevolmente associato. Fuori da ogni intenzione giudicatrice e dottrinale, lo studio della figura di Luigi Valli permette di conoscere un autentico spaccato di vita di chi, appartenente all’alta borghesia, vive il passaggio dall’Italia giolittiana a quella di Mussolini, con le rispettive correnti letterarie.

Il docente di Letteratura, pur riconoscendo la poliedricità di Valli, interessato anche alla critica dantesca, conserva un’opinione moderata (non da tutti i presenti condivisa, anzi da molti addirittura contestata), più ancorata a una visione di testimone del suo tempo che a quella di un letterato capace di andare oltre il ruolo di mero epigono di intellettuali del carico di Carducci, Dante, D’Annunzio, Pascoli e Ungaretti.

Il contesto storico è stato, invece, accuratamente analizzato dalla professoressa Zangla del liceo classico, rimasta piacevolmente colpita dalla complessità del personaggio. Non solo un dantista ma anche un filologo, un poeta e politico. Egli partecipa a convegni nazionalistici, fermamente convinto della necessità di intervenire nella Grande guerra e pienamente aderente alla causa fascista. Nessuno immaginava che Valli fosse un uomo pienamente integrato nella classe dirigente dei primi anni del Novecento ed è proprio questo l’elemento che colpisce, innestando il dibattito e ogni tanto qualche brusio in sala. Ma, al di là di ogni giudizio ideologico, gli è stato riconosciuto di aver anticipato, nelle sue digressioni sul Colonialismo, sull’Imperialismo e sulla volontà di potenza, quelle che sarebbero state le caratteristiche del Ventennio. La sua morte, nel 1931, avviene prima della svolta storica che porta l’Italia di Mussolini ad assecondare la politica hitleriana. Accanto a riflessioni che indagano l’ambito letterario e quello storico – descrivendo un intellettuale perfettamente ambientato nel contesto d’appartenenza, non senza una leggera vena ideologica – a tutelare la figura di Luigi Valli è l’autrice stessa, che invita a non dimenticare quale sia stato lo stimolo iniziale della ricerca: le donazioni librarie, gli interventi da parte della famiglia della moglie per creare un ambulatorio e un centro di accoglienza per bambini disagiati, la sua idea di dare origine a dei “giardini di lettura” (che vedono la luce per la prima volta a Roma per poi diffondersi all’estero) ed infine l’interessamento per l’istituzione di quello stesso liceo di cui diverrà titolare. La Naselli ha tenuto a sottolineare che l’attenzione verso il personaggio è stata quella di qualsiasi ex studente del liceo classico, che, inevitabilmente, avvolge in un’aura di magnificenza l’intellettuale dedicatario del proprio istituto e spesso, come in questo caso, senza averne alcuna cognizione. Da qui, il grazie all’autrice da parte della cittadinanza, del sindaco Candeloro Nania, che ha presenziato all’evento, del preside dell’istituto e dei parenti intervenuti. Maria Rosa Naselli, accostatasi a Luigi Valli e mossa da gratitudine nei confronti di chi, pur non appartenendo alla comunità locale, ha contribuito al miglioramento delle condizioni sociali e culturali della sua terra siciliana, ha acceso i riflettori su un interessante personaggio della nostra epopea nazionale, altrimenti rimasto nell’ombra. Il posto di rilievo da lui avuto nelle dinamiche che portarono all’affermazione del Fascismo sarà forse stato causa della rimozione della sua memoria, che in ogni caso è bene tenere viva come tributo alla Storia.

 

Petronilla Bonavita

 

(www.bottegascriptamanent.it, anno VI, n. 54, febbraio 2012)

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