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A. XIV, n. 153, giugno 2020
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Dibattiti ed eventi (a cura di Emanuela Pugliese)

Un poliziesco onirico:
omonimia ed indagini,
emblemi di una vita
piena di sfumature

di Francesca Ielpo
Presentato il nuovo ed interessante romanzo di Claudio Fiorentini,
Il misterioso caso di via Delia da Gilal-Gult. Edito da Città del Sole


Un vago surrealismo e una dolce sensazione d’antiquato offre l’atmosfera di via Giulia, a Roma. Al suo interno punte di colore amaranto qua e là, sbiadite dal buio tipico dei tardi pomeriggi invernali, ed accentuate dalle luci del centro storico.

Si respira quiete ed immobilismo, il cui sapore è ancor più evidente alla galleria d’arte “Saman”, sulla stessa strada, al numero civico 194. Il 2 dicembre 2011, alle ore 19:00, si è tenuta la presentazione del libro Il misterioso caso di via Delia da Gilal-Gulta (Città del Sole edizioni, pp. 256, €13,00) di Claudio Fiorentini, scrittore, fotografo e pittore.

Tra i quadri che ospita la “Collezione Saman” ne figurano anche alcuni dello stesso Fiorentini, ricoperti quasi completamente del virulento e ambiguo rosso, quasi ad evocare il paesaggio esterno, lasciato alle spalle pochi attimi prima.

Un contesto artistico, che ben si presta all’alone di mistero e riflessione impresso dalla lettura di quest’opera, la cui comprensione consiste nella contemplazione dell’intreccio di parole che creano, pagina dopo pagina, una trama ingarbugliata, tipicamente gaddiana, in cui i significanti offrono molteplici significati.

Il risultato è un lastrico di fili d’arte abilmente composti insieme, volti a richiamare la vita.

 

Due artisti e una galleria

Dalle mille divagazioni che il luogo offre, si passa alle riflessioni sul libro stesso. Ne comincia la lettura Sarina Aletta, attrice, cantante, regista e autrice del Manuale poeticopratico dell’attore o guida psicofisica all’arte di comunicare.

Insieme all’autore, nessun altro assume la funzione di oratore. Eppure la loro completezza, professionale e artistica, basta a colmare un vuoto di presenze fisiche. Vuoto riempito da un pubblico partecipante che, dopo l’ascolto di alcuni degli intricati passaggi del romanzo, non esita ad interpellare lo scrittore con toni amichevoli e confidenziali. D’altra parte, se si parla di letteratura applicata all’esistenza e ai suoi casi fortuiti, non possiamo che porci con atteggiamenti dettati dalla voce più intima delle nostre esperienze.

Particolare importanza viene data al capitolo tredici, Settimo cielo.

Sarina Aletta legge, con passo cadenzato e convinto, come se provasse quasi rabbia e amore insieme. Rallenta maggiormente quando i suoi occhi incontrano queste parole: «Due passi, una sosta, due passi e via dietro l’angolo». Dinamicità, staticità, cambiamento. Quasi a riportare gli steps necessari alla creazione, dopo un “parto”, oltre che formale (alla cui “gestazione” ha partecipato "la Bottega editoriale" stessa, in qualità di agenzia letteraria), soprattutto esistenziale. Non a caso, Claudio Fiorentini, aggiunge: «I momenti di maggiore creatività sono statici». Immobili, di fronte a un computer, diamo vita a immagini che incorniciamo, sfiorando lettere su di una tastiera: siamo davanti a una vera e propria «ginnastica cerebrale» al cui movimento creativo, corrisponde un cambiamento effettivo e reale al nostro interno.

L’arroganza degli omonimi: questo, l’altro capitolo su cui l’autore sceglie di soffermarsi.

Per omonimia con un poliziotto, spiega Claudio Fiorentini, il protagonista, Cipriani, si trova casualmente a risolvere uno strano caso all’interno di un palazzo di via Delia da Gilal-Gulta che, emblema di ogni via, potrebbe trovarsi ovunque. Al lettore, si richiede non semplice comprensione, ma immersione totale nelle particolarità dell’opera, per poter percepire le possibilità infinite della quotidianità, nel suo svolgersi e districarsi: «Qualcosa che va aldilà di ogni tipo di comprensione».

Dal cuore del romanzo si passa all’incipit. L’autore ne legge alcune righe affinché gli ascoltatori possano arrivare al senso esplicito attraverso un passaggio inverso: dalle riflessioni, fulcro del libro, alla causa originaria che le ha prodotte.

 

Un sogno surreale con tinte di giallo

«Il misterioso caso di via Delia da Gilal-Gulta è un giallo?». Lo scrittore risponde, con estrema naturalezza, negando la natura investigativa nel romanzo come caratteristica peculiare ma solo secondaria.

Afferma infatti: «Non è un poliziesco, diventa un poliziesco» e prosegue, «È un sogno surreale con tinte di giallo».

L’onirico e il surreale sono quindi la firma distintiva di un artista contemporaneo, quale è Claudio Fiorentini, dalla vasta e varia produzione culturale.

Nei suoi quadri racconta i suoi personaggi disegnandone; nei suoi romanzi, scrivendone.  Mai, però, si distacca dall’inconscio, dal profondo dell’immaginazione: resti del vissuto che potrebbe essere. Gioca con la possibilità, l’equivoco, la fortuna aggiungendoli al preparato che già la creatività, di per sé, è in grado di produrre.

Il rigattiere ubriacone, una delle figure presenti all’interno del romanzo, ne è il perfetto esempio, dice lo scrittore, perché potrebbe essere reale, eppure non esiste. Riguardo la narrazione dei suoi gesti e comportamenti, ci ritroviamo davanti alla pura inventiva. Ne esce fuori un’interpretazione della realtà del tutto personale e fantastica.

Il rigattiere osserva le mani per comprendere la gente. Da esse capisce come l’individuo che ha di fronte afferra gli oggetti. Se quest’ultimi sono correlati alla vita, lui ha la capacità di intuire un minimo di essenza.

 

Un brindisi alla creatività

È un passaggio a spirale quello immaginazione-realtà. Nel momento in cui concretamente si agisce, automaticamente restiamo appesi al sogno, con le gambe a penzoloni che sfiorano il limite tangibile-intangibile: «Per un momento la vita accelera e ci si ritrova in un sogno».

Questi gli ultimi passi letti. Poi si brinda: al successo del libro, alla capacità di assumere sembianze da funamboli camminando per le vie del surreale, alla volta della vita come meta finale.

Claudio Fiorentini e Sarina Aletta, alla fine, si rivolgono al pubblico con sguardo soddisfatto e sicuro, forse perché consapevoli di aver appena offerto sprazzi di autentica leggerezza intellettuale, di fronte alla quotidiana pesantezza.

 

Francesca Ielpo

(www.bottegascriptamanent.it, anno VI, n. 53, gennaio 2012)
Collaboratori di redazione:
Letizia Lamorea, Ilenia Marrapodi, Rosita Mazzei, Maria Chiara Paone
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