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A. XIV, n.150, marzo 2020
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Dibattiti ed eventi (a cura di Giulia De Concilio)

Storia sociale e privata,
eventi dell’Italia unita,
raccontati e discussi
a Palazzo Montecitorio

di Maria Grazia Franzè
Dibattito sul libro di Salvatore Lupo (edito da Donzelli) insieme a storici,
giornalisti e studiosi, in 3 giorni dedicati alle pubblicazioni di testi politici


Gli scorsi 20-21-22 ottobre la sala Aldo Moro, sita nel Palazzo Montecitorio a Roma, è stata luogo, per il terzo anno consecutivo, di un evento culturale che ha visto la partecipazione di innumerevoli scrittori, editori e giornalisti di notevole fama. “Il volume della democrazia - Giornate del libro politico a Montecitorio”, è il nome dell’iniziativa promossa dalla Camera dei deputati, dall’Associazione italiana degli editori (Aie), con la collaborazione dell’Associazione librai italiani (Ali) che ha visto, per tre giorni consecutivi dalle 11:00 alle 20:00, un programma popolato da personalità come Lucia Annunziata, Enrico Letta, Roberto Cipriani, Stefano Rodotà, Paolo Mieli e molti altri ancora.

Noi “bottegai”, siamo andati ad ascoltare, nella prima giornata, la presentazione del libro L’unificazione italiana. Mezzogiorno, rivoluzione, guerra civile (Donzelli editore, pp. VI-186, € 16,50) di Salvatore Lupo, in un incontro coordinato da Simonetta Fiori con gli studiosi e giornalisti Raffaele Romanelli e Paolo Mieli oltreché con il professore e autore del saggio.

 

Memoria storica e memoria patriottica

«Nel profilo di saggi, questo si occupa dell’unificazione nazionale del Mezzogiorno d’Italia. Lupo indaga conflitti e contraddizioni: alla parola Risorgimento affianca quella di rivoluzione. La novità di Lupo è quella di aver identificato la guerra civile in ambito storiografico dando una scena politica». Con queste parole inizia la presentazione, cominciata con qualche minuto di ritardo, del libro del professore siciliano, che ha concluso la prima giornata di incontri culturali avvenuta nel palazzo politico della capitale italiana e, con questa brevissima introduzione, la moderatrice dell’incontro ha subito dato la parola al giornalista Mieli che, in minuti scanditi, ha risposto alla domanda su una possibile condivisione, da parte sua, all’interpretazione di Lupo che ha definito “guerra civile” quella del Mezzogiorno impegnato nell’impresa dell’unificazione. «A mio avviso, la vera storia di congiunzione tra Nord e Sud non è stata ancora scritta − afferma il giornalista − questo è un libro di svolta, come fu quello di Pavone, perché introduce il concetto di guerra civile». E ancora Mieli spiega come la storia dell’Italia e della sua unificazione sia avvenuta in un periodo in cui l’Italia, di storia unificata, non ne voleva sentir parlare e di come le imprese mazziniane siano state accolte nell’Italia del sud dove si svolgeva una lotta, nota come “brigantaggio”, che sarebbe sfociata in una guerra civile. «Leggendo e rileggendo il libro – prosegue Mieli − ho visto che si può riscrivere la storia ma senza un risarcimento dato e raccontando la complessità non si può raccontare la storia. Siamo l’unico paese al mondo che quella storia non l’ha mai raccontata bene quando invece bisognerebbe farlo».

Considerazioni diverse fa lo storico Romanelli che parla del libro costituito da tre patriottismi: uno italiano, uno napoletano e uno siciliano. Nel suo intervento, il professore, ha affermato come e quanto sia stato colpito dalla pacatezza di Lupo che ha letto tanti avvenimenti con uno sguardo esatto in una complessa trama politico-sociale. Lo studioso ha concluso il suo intervento dichiarando: «In Italia la politica è intrisa di storia mal conosciuta e ideologizzata e questo ha fatto sì che si che sia stata enfatizzata la crudezza del conflitto in un congelamento dell’eterno presente».

 

La parola all’autore

Come è consueto negli eventi culturali, l’ultimo intervento, anche in questo caso, spetta all’autore Salvatore Lupo il quale si definisce, sin da subito, non uno studioso della storia contemporanea ma uno storico di fine Ottocento e inizio Novecento. «Ho scritto questo saggio perché non tolleravo il fatto che venisse considerato un fatto importante solo il Fascismo. Detto questo, il mio problema era affermare che alcune questioni iniziate nel primo Ottocento si concludono con lo Stato unitario».

L’autore, nel suo intervento, si è concentrato soprattutto sull’esposizione terminologica ed etimologica del vocabolo “rivoluzione” che, nella nostra accezione, lascia intendere il concetto di “conflitto violento” mentre, nel tempo patriottico dell’Ottocento, indicava una “guerra” (in senso lato) o (nello specifico) una “guerra civile” se i combattenti appartenevano alla stessa patria. In tal senso, Lupo prosegue sottolineando come – a suo avviso – la guerra civile sia presente in qualsiasi tipo di guerra: ancor di più in quella del brigantaggio.

Una storia, quindi, raccontata per dare una visione imparziale e lucida degli eventi politici nel Mezzogiorno perché, come lo stesso Lupo ha affermato: «Una storiografia deve attingere dalla biografia e dalla politica che è diversa dall’ideologia. Il modo giusto di chiedere scusa agli eventi passati è fare storia in modo sano e senza pregiudizi».

 

Maria Grazia Franzè

(www.bottegascriptamanent.it, anno V, n. 51, novembre 2011)

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