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A. XIV, n.150, marzo 2020
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Dibattiti ed eventi (a cura di Giulia De Concilio)

Studiosi e giornalisti
s’incontrano a Roma
per discutere circa
le sorti de il manifesto

di Maria Grazia Franzè
La crisi profonda di uno dei quotidiani storici d’Italia, analizzata
e discussa in un dibattito aperto che ha coinvolto numerosi lettori


Lo spirito che ha caratterizzato il seminario del 21 ottobre scorso a Roma è stato quello di solidarietà nei confronti di uno dei giornali non solo storici, ma anche ideologicamente importanti nello scenario giornalistico italiano. “il manifesto dentro la crisi e la crisi de il manifesto” è stato il titolo dell’incontro che ha visto giornalisti e professori riuniti nell’aula della Facoltà di Ingegneria dell’Università “La Sapienza” di Roma. Tra i partecipanti i docenti Tonino Perna, Piero Bevilacqua, Enzo Scandurra, il presidente del quotidiano Valentino Parlato, il membro del consiglio di amministrazione Gabriele Polo, la direttrice responsabile Norma Rangeri, oltre che ovviamente tanti affezionati lettori.

 

Il giornale e la sua storia

«il manifesto in questi anni ha dato voce a diverse pluralità anche se il giornale non può essere un contenitore ma deve essere luogo di dibattito. Io credo che il manifesto debba continuare ad essere un laboratorio». Con queste parole del primo interventista, il professor Bevilacqua, si è dato inizio al dibattito sulla crisi di uno dei giornali che ha contribuito alla storia giornalistica del nostro paese. L’incontro ha visto la partecipazione di tanti lettori in una sala colma di persone, desiderose di esprimere le proprie idee circa il proprio rapporto con il giornale. Identificato con un “laboratorio” proprio perché, come in questo, si dà voce a tante problematiche, nelle quali il lettore si riconosce e si può confrontare, il manifesto è stato anche considerato la “sintesi impropria della sinistra italiana”, in quanto racchiude e racconta la storia ideologica del paese, riemergendo non solo da una catastrofe politica, ma anche culturale.

Il secondo intervento si è concentrato sull’analisi avanzata dal professor Perna il quale, introducendo il proprio pensiero e sostenendo che la crisi del giornale lascia intravedere una crisi del paese, ha proseguito con l’idea che: «il problema de il manifesto è sia politico, sia economico, ma il giornale ha sempre sopravvissuto a diverse crisi anche se questa strada non porta a molto lontano. Sicuramente oggi è l’unico strumento e luogo di dibattito anche perché ci sono poche riviste specializzate, ma se fallisce questo giornale fallisce un’esperienza. Il collettivo è importantissimo, i colloqui e i dibattiti servono. Se ci sono richieste fateci sapere». L’intervento del professor Perna, molto breve ma speranzoso, ha dato ampio spazio al dibattito anche se si è detto e si è percepito che il quotidiano è vicino ad una svolta perché ancora «si può fare leva sui conti pubblici se si fanno i conti in pubblico». Qualche riflessione, ancora da parte dello studioso, è emersa in merito all’importanza della carta nella trasmissione delle informazioni in quanto solo la carta: «ha la qualità, la firma, l’inchiesta, il racconto, cose che si possono fare con i testi scritti i quali coinvolgono il lettore e tanti lettori sono affezionati a il manifesto».

Se da un lato queste due prime considerazioni hanno dato maggiori conoscenze circa la rivista stessa, dall’altro, con queste opinioni, i più affezionati e coraggiosi hanno preso la parola: tanti gli interventi che hanno visto tre ore di scambi e dibattiti in cui gli assidui lettori hanno intavolato diverse problematiche che hanno visto i partecipanti non sempre concordi nelle loro considerazioni. Qualcuno ha detto, infatti, che il giornale non ha esteso la sua area di lettori in quanto è acefalo nella linea politica ma colmo di gruppi perché il quotidiano non deve essere la “cassa di risonanza” di un partito politico.

 

La voce di tanti

Ai primi interventi sono sopraggiunti quelli dei partecipanti che hanno visto pareri talvolta concordi, talvolta discordi: se, infatti, qualche lettore ha indicato come problema di fondo del giornale quello di non riuscire ad estendere il pubblico di lettori perché non ha insita una linea unitaria al suo interno, bensì gruppi, qualcun altro ha rilevato in questa affermazione la peculiarità stessa del giornale. «il manifesto è una cooperativa di chi fa molti lavori. Noi non facciamo guerra fratricida. Il giornale è esso stesso un gruppo di intellettuali e in ragione della sua storia è un giornale al servizio del suo pubblico». Ad avvalorare quest’affermazione è subentrato l’intervento di un assiduo lettore che ha definito il quotidiano «lo spirito del tempo. Tale è e tale deve essere – e poi ancora – il manifesto deve essere l’espressione della crisi del proletariato che si deve difendere». Tanti sono stati ancora gli spunti per una riflessione analitica: dalla mancata presenza di uno spazio dedicato alla donna, alla considerazione che la cultura non sia una merce e che sia necessaria la presenza di un’associazione di lettori.

Una serie di proposte, quindi, per superare la crisi interna del giornale.

 

Maria Grazia Franzè

(www.bottegascriptamanent.it, anno V, n. 51, novembre 2011)

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