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A. XIV, n.150, marzo 2020
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Dibattiti ed eventi (a cura di Giulia De Concilio)

Settembre e gli eventi
culturali nelle piazze
romane per un pubblico
amante della riflessione

di Maria Grazia Franzè
Edizioni Associate presenta un libro che suscita un profondo interesse
nella piazza del borgo di San Lorenzo, numerose le copie andate a ruba


La fine dell’estate non coincide ancora con la fine degli eventi culturali della capitale italiana e, a la Bottega editoriale, si sa, gli avvenimenti istruttivi piacciono. Proprio per questa ragione lo scorso 19 settembre, a Roma, in zona San Lorenzo, siamo andati ad ascoltare la presentazione del libro pubblicato da Edizioni Associate. Dopo una giornata di tempo incerto, pioggia e qualche raggio di sole, alle ore 19:30 il luogo è pronto per accogliere gli spettatori che hanno raggiunto piazza dell’Immacolata già allestita per l’evento e per gli altri incontri culturali calendarizzati dal comune.

 

Cambi di pelle e disagi adolescenziali

Tra le luci e i rumori del quartiere si inizia a viaggiare nella trama del libro che, non a caso, contiene nel titolo tutto il valore della storia. Scelta non casuale, Il ramarro è definito dall’autrice come un romanzo che «racconta la storia di un giovane che cambia la propria pelle; racconta la storia del disagio che vive Michele nell’età dell’adolescenza». È con queste parole che l’autrice, Antonella Cristofaro, introduce il suo romanzo che prende forma dopo alcune osservazioni formulate durante la sua esperienza di insegnamento in zona Prati, a Roma, in merito alle fragilità dei ragazzi “strutturati” dalle loro famiglie, solo apparentemente “di ampie vedute”. «Ho scritto il libro in un momento di passaggio: anche se il romanzo è ambientato a Prati e un ragazzo mi parlò della sua omosessualità nascosta ai genitori e dai genitori, ho riflettuto anche sulla fragilità dei ragazzi che vivevano a Rebibbia, nel carcere, dove la personalità è imposta; lì trovi tutte le età e oggi i giovani sono tutti uguali. Da questa riflessione e dalle conversazioni è nato il desiderio di scrivere questa storia che, per certi versi, è una storia parallela seppur i giovani vivano in ambienti diversi». I ragazzi incarcerati dentro le mura e quelli prigionieri di una struttura sociale che sovrasta la loro libertà di comunicazione vivono in una società dove le singole identità devono essere preconfezionate e omologate alla collettività.

Si è rievocato, a tal proposito, come Roma sia stata, nei mesi passati, teatro di ripetute scene di omofobia. È necessario, pertanto avere il coraggio di parlare dell’attualità e della diversità «perché l’omofobia più brutta è quella del silenzio» e della violenza.

L’autrice si chiede, a partire da tali osservazioni, quali risposte si possano trovare in un silenzioso percorso esistenziale che si prefigge come meta la liberazione dal carcere o l’emancipazione da una personalità che non corrisponde a quella interiormente vissuta dal protagonista.

 

Il Michele che alberga nei giovani d’oggi

Il dibattito confluisce poi in tematiche attuali: Michele, il protagonista del romanzo, cerca di sottrarsi alle convenzioni e ai rituali collettivi, come, ad esempio, quello di sedersi a tavola: egli, infatti, rifiuta il cibo a mo’ di ribellione nei confronti della propria famiglia che non lo accetta per come è: un omosessuale. Inizierà, invece, in un secondo momento a compiere rituali ossessivi che lo porteranno verso il più completo individualismo. La piazza si affolla, la scrittrice sorride e parla ancora del protagonista facendo dei confronti con i ragazzi che vivono a Rebibbia. Si legge qualche frammento del libro soffermando l’attenzione sullo scorrere del tempo e delle ore, la cui percezione varia a seconda che si tratti di un uomo prigioniero e di una persona libera. Ancora, qualche altra considerazione viene fatta sulla sensazione dello spazio e, in merito ad esso, l’autrice non nasconde il proprio interesse per quelle città che conservano, anche e soprattutto, “esteticamente” la loro storia e il loro passato e che, proprio per questo motivo, “sapendo di vissuto”, rendono possibile cogliere l’essenza delle cose. Analogia, quest’ultima, vissuta anche da Michele, quando, nel romanzo, ha una discussione con la madre che gli propone di ridipingere il casale di famiglia, richiesta alla quale il ragazzo si oppone con forza dal momento che, in tal modo, si perderebbe il “profumo” della vita vissuta.

 

Note storiche dell’editore

E sulla scia del ricordo e dell’importanza della memoria interviene anche l’editore: il professore Giorgio Cortellessa che esordisce dicendo: «Il 19 luglio del 1943 Roma veniva bombardata ed io, finite le esplosioni venni qui, a San Lorenzo a fare una passeggiata con mia sorella. Oggi a distanza di tanti anni sono ancora qui, da piccolo editore» e, in merito a questo, il professore non rinuncia a soffermarsi sull’importanza dell’uso corretto della lingua italiana che non può essere violata con frasi smorzate: «oggi siamo scrittori cinematografici» ma i libri fanno uno sforzo! Essi danno il giusto valore alla lingua. E a queste parole il pubblico non può che non rispondere con un applauso sentito e sincero, certamente a voler confermare l’alta considerazione dell’importanza della lingua e della scrittura corretta. Ancora qualche divagazione sul passato e sul presente prima di salutare la calorosa platea che ha reso omaggio alla scrittrice acquistando tutte le copie portate in piazza.

 

Maria Grazia Franzè

(www.bottegascriptamanent.it, anno V, n. 50, ottobre 2011)

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