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A. XIV, n.155, agosto 2020
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Dibattiti ed eventi (a cura di Giulia De Concilio)

Cosa nasconde il mare?
Con il progetto “Atlantis”
gli abissi ci restituiscono
i primi “tesori” storici

di Cecilia Rutigliano
Parte la prima mappatura dei fondali dello Stretto di Messina: l’indagine
archeo-sub ha già “fruttato” due preziosi relitti di epoca tardo-romana


Si chiama “Atlantis” il progetto di mappatura dei fondali dello Stretto di Messina presentato nei giorni scorsi da Oloturia Sub, Bimaris Edizioni ed Aurora Trust, in collaborazione con il Comune di Messina e la Soprintendenza dei Beni Culturali del mare di Palermo.

Il progetto, infatti, prevede una campagna biennale di ricerca di eventuali risultanze di interesse storico e archeologico, ma anche biologico, nei mari siciliani, tra i 50 e i 150 m di profondità.

Il 20 giugno il team ha illustrato al pubblico e alla stampa le strategie di ricerca e le tecnologie impiegate nel corso dei rilievi previsti per l’anno 2011, mostrando così i primi risultati della campagna. La prima settimana di ricerche si è chiusa con un bilancio decisamente positivo. Le indagini strumentali con side scan sonar, concentrate su un’area di 49 km2, e le successive immersioni realizzate da altofondalisti, hanno portato alla scoperta di due relitti di epoca tardo-romana, risalenti al II-IV secolo d.C., perfettamente integri. Il primo relitto presenta un cumulo di anfore nord-africane ben conservate. Il secondo relitto è costituito da macine intere, lingotti di piombo con timbro – elemento fondamentale per individuarne la provenienza – e, cosa ancora più indicativa, 3 ancore in ferro. Questo secondo relitto è databile in epoca tardo-romana/bizantina.

 

Alla scoperta della storia... ma non solo

Il progetto è quindi carico di aspettative. Lo fa sperare, del resto, la fortunata campagna “Archeorete Eolie” partita nell’anno 2009 ed ancora in atto, condotta da Aurora Trust e Soprintendenza dei Beni Culturali del mare di Palermo, che ha portato alla scoperta di 4 relitti di epoca romana nelle acque di Panarea.

“Atlantis” mira a promuovere la cultura del mare, in cui rientra il turismo subacqueo-archeologico, fondamentale per rilanciare l’economia del territorio siciliano. Giuseppe Buzzanca, sindaco di Messina, ha sposato il progetto proprio nella consapevolezza delle probabili ricadute positive in termini di promozione del patrimonio culturale locale e di futuri investimenti economici nel settore turistico che dall’operazione potrebbero scaturire.

È per l’importanza scientifica soprattutto che la Soprintendenza dei Beni Culturali del mare di Palermo ci ha fortemente creduto: Stefano Zangara (delegato del Soprintendente reggente, Eliana Mauro, e del Dirigente Generale del Dipartimento dei Beni Culturali dell’Identità siciliana, Gesualdo Campo) lo ha sottolineato durante la presentazione del progetto stesso, affermando che nell’area in cui si svolgerà “l’esplorazione” le fonti storiche localizzano intensi flussi migratori e commerciali, strategici per l’area del Mediterraneo. Ciò fa ben sperare in scoperte di rilievo durante la campagna: finora, infatti, ci sono stati ritrovamenti solo occasionali e fortuiti. Con questa iniziativa, invece, si punta a qualcosa di più.

Anche per tale motivo, diversi sono i soggetti coinvolti nell’iniziativa: la Fondazione internazionale Aurora Trust, fondata da Craig Mullen, si occuperà delle ricerche strumentali; Oloturia Sub fornirà gli altofondalisti per la ricerca e le riprese video; infine la casa editrice Bimaris Edizioni curerà il documentario e un volume tematico, seminari, incontri e lezioni. Un progetto completo, dunque, a 360 gradi, in cui ogni attore contribuirà – con i propri mezzi e le proprie competenze – all’attuazione piena della ricerca. Non resta che farsi trascinare dalle scoperte... I risultati delle operazioni potranno essere seguiti sul blog della Fondazione Aurora Trust: www.auroratrustblog.com.

 

Cecilia Rutigliano

(www.bottegascriptamanent.it, anno V, n. 46, giugno 2011)

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