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A. XIV, n. 151, aprile 2020
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Dibattiti ed eventi (a cura di Giulia De Concilio)

’Ndrangheta: la musica
e le mitologie. Un’analisi
sociologica interessante
ma con molte omissioni

di Elisabetta Ricci
Da Rubbettino editore, una serie di considerazioni sulla storia delle mafie
calabresi. Ma manca una chiara presa di distanze da queste delinquenze


L’accattivante immagine di copertina raffigurante una scena tratta dal gameplay Mafia 2, videogioco ambientato a cavallo tra gli anni ’40 e anni ’50 durante il Secondo conflitto mondiale, apre il saggio di Ettore Castagna, rivisitazione del fenomeno mafioso tra arretratezza e modernità, folclore e trasposizione in digitale.

L’autore sviluppa il tema dell’organizzazione criminale nella sua dimensione più propriamente locale, interrogandosi sulle radici del fenomeno che opera e ha interessi non soltanto in Calabria, ma in tutta Italia e in buona parte del mondo. L’emergenza, infatti, non è confinata esclusivamente al Sud, ma si estende a macchia d’olio penetrando in ogni settore del vivere civile.

 

Il mondo popolare e la ’Ndrangheta

L’autore, antropologo e musicista, stimola la riflessione e induce a riconsiderare i classici punti di approdo delle indagini come trampolini di lancio per nuove e più approfondite disquisizioni.

I miti, i codici, i formalismi racchiusi nella cultura tradizionale sono il perno attorno a cui ruota la prima parte di Sangue e onore in digitale (Rubbettino editore, pp. 246, €18,00), incentrata altresì sulla comparazione con il fenomeno mafioso.

La mentalità ’ndranghetista permea ogni rapporto del vivere comune. Si insinua nelle case, nelle piazze, dove finanche la danza consta di un rituale in cui il rispetto dei simboli e del cerimoniale significa riconoscere le "regole del gioco", fondamentali per non incorrere in “spiacevoli” inconvenienti. Esemplare la disposizione del fronteggiamento nella rota e dei simboli fallici che ricorrono spesso nel ballo popolare, come si evince dall’uso coltello, dalla posizione delle mani e dal simbolo imenale del fazzoletto.

 

Dalla tradizione alla modernità

Alla trattazione della ’Ndrangheta e del suo radicamento popolare segue un’analisi del fenomeno criminoso al di fuori del territorio calabrese. Le canzoni e il cosiddetto mercato musicale marginale, rappresentano l’humus che ha permesso alla tradizione ’ndranghetista di andare oltre confine e conquistare gloria e onori.

Le ricerche riportate nel libro e condotte da etnomusicologi, tra i quali Roberto Leydi, hanno messo in evidenza come la cultura musicale orale calabrese, già nei primi decenni del ’900, si sia evoluta in canzonette para-’ndranghetiste che, nel tempo, hanno assunto un ruolo preponderante. Da fenomeno da bancarella, tale genere musicale ha conquistato (purtroppo, aggiungiamo noi) uno spazio significativo, in un mercato sempre più aperto e globalizzato.

In tal senso è giocoforza che la ’Ndrangheta si autoalimenti, sopravvivendo a se stessa, in quanto trae la sua legittimazione attraverso un processo autoreferenziale. La linfa vitale è rappresentata dall’essere essa stessa genuina testimonianza di un mondo popolare pastorizio e contadino che va via via scomparendo.

Il canto, la galera, il ballo, il mercato musicale, i testi delle canzoni rappresentano esempi emblematici di una società ’ndranghetista in fieri che resiste al cambiamento data la stabilità del tessuto sociale in cui affonda le sue radici.

Sopravvive, dunque, il picciotto della malavita, sebbene il rapporto tra la popolare ’Ndrangheta e la sua trasformazione con le ’Ndranghete postmoderne diventi sempre più complesso. Ciò nonostante, l’internalizzazione di questa figura favorisce il riscontro di un pubblico vasto che è in condizione di accedere con più facilità ai suoi contenuti.

D’altra parte il brand ’Ndrangheta sembra non aver ceduto alle lusinghe della mafia e ai modelli gangsterici e mafiosi siculoamericani, nonostante la scalata al successo musicale e cinematografico che questi hanno avuto negli Stati Uniti.

 

Il brand ’Ndrangheta e il merchandising

I matrimoni ’Ndrangheta style, le compilations, i cd musicali, persino i distillati e le statuette sono solo alcuni degli oggetti acquistabili nel catalogo del merchandising.

Tuttavia, se vendere ’Ndrangheta registra un ottimo fatturato, è altrettanto evidente che il capitale più cospicuo proviene da ben altri illeciti e torbidi traffici criminosi.

Importante, dunque, è leggere quest’opera alla luce di tale consapevolezza sebbene la narrazione, fluida e d’immediata comprensione, sia incentrata solo su una realtà popolare che sembra confinata a una tradizione contadina e priva di ripercussioni nella sfera comune.

 

Ma con la ’Ndrangheta l’autore si mostra asettico: e non è accettabile

I piani di lettura rivelano senz’altro un certo approccio; scevro, tuttavia, di incursioni sugli aspetti più drammatici di una delle più misteriose e pericolose mafie italiane. È bene, ad ogni modo, porre costantemente in rilievo che la ’Ndrangheta esiste, danneggia gravemente la Calabria e non è un affare esclusivamente del Sud. La finalità, meritoria, di porre in evidenza le radici popolari e le concause del fenomeno criminoso, non deve far passare il messaggio che la ’Ndrangheta sia una leggenda antica di cui tramandare la storia e da mitizzare.

L’analisi di Castagna appare in tal senso quasi asettica, neutrale. Una scelta pericolosa che potrebbe fuorviare menti poco preparate e/o a rischio sociale e indirizzarle verso tali miti. Si avverte, infatti, un persistente, accentuato alone leggendario che pervade il testo e lascia poco spazio a necessarie considerazioni sull’efferatezza e gravità del fenomeno in oggetto.

È doveroso sottolineare con forza che la ’Ndrangheta è il nemico principale del futuro della Calabria. La ’Ndrangheta arruola le coscienze dei giovani calabresi per impartire l’illegalità, la pratica dell’intimidazione, della minaccia, della soggezione a logiche che trovano nell’abbandono e nell’atavica sedimentazione territoriale il punto di forza.

La questione ’Ndrangheta non è un videogame.
Bisogna sconfiggere il nemico e dunque completare il gioco per iniziare la vera partita che punta alla rinascita della Calabria.

 

Elisabetta Ricci

(www.bottegascriptamanent.it, anno V, n. 46, giugno 2011)

Collaboratori di redazione:
Veronica Lombardi, Ilenia Marrapodi, Antonella Napoli, Maria Chiara Paone
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