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A. XIV, n.155, agosto 2020
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Dibattiti ed eventi (a cura di Giulia De Concilio)

La mente degli animali:
uno splendido mistero.
Quando la ricerca
diventa un romanzo

di Agata Garofalo
A metà strada tra il noir e il saggistico, edito dalla Marcos y Marcos,
viene presentato all’Unical l’esperimento narrativo di Felice Cimatti


È stato presentato lo scorso 23 novembre all’Unical, presso il Dam (Dipartimento autogestito multimediale), il primo romanzo di Felice Cimatti: Senza colpa (edizioni Marcos y Marcos, pp. 160, € 14,00). Alla presenza di numerosi studenti e professori, hanno commentato l’esordio narrativo, insieme all’autore, Michele Trotta, Bruna Mancini, Margherita Ganeri e Massimo Celani.

Nato a Roma nel 1959, Cimatti è docente di Filosofia del linguaggio all’Università della Calabria e si occupa di comunicazione, semiotica e cognitivismo, con particolare attenzione al mondo degli animali. Su questi argomenti l’autore ha pubblicato diversi testi e tenuto svariate lezioni e seminari, fino a sentire il bisogno di servirsi di nuove forme d’espressione: affidando il suo pensiero al linguaggio narrativo e scoprendo le libertà e le possibilità offerte da un genere che permette, tra l’altro, di personalizzare, suggestionare, alludere.

 

L’analisi costruttiva

È Michele Trotta a sottolineare l’importanza dell’immagine di copertina che richiama, oltre ad un celebre disco dei Beatles, la teoria darwiniana dell’evoluzione, per poi continuare con una breve sintesi della trama di questo «noir etologico che smaschera tutti e non assolve nessuno», come si legge in quarta di copertina. La trama di Senza colpa si svolge in un Centro per lo studio della coscienza animale, dove si fanno “strani esperimenti” sugli scimpanzé. Il dottor Sauvage vuole capire se, provvisti di mezzi e condizioni adeguate, anche gli animali possano diventare crudeli come gli uomini. L’ispettore Mark Soul scopre i particolari agghiaccianti e disumani degli esperimenti condotti, mentre indaga sulla misteriosa scomparsa del dottor Sauvage e si ritrova a dover interpretare silenzi, segni e linguaggi dei protagonisti della storia, compresi gli animali.

Dopo l’intervento di Trotta, Bruna Mancini, ricercatrice di Lingua e Letteratura inglese sottolinea l’aspetto fortemente ironico, autoironico e dissacrante dell’opera, che arriva però a toccare profonde questioni etiche, estetiche e morali, in cui il lettore si imbatte senza forse immaginarlo né accorgersene. La ricerca, prosegue, è il tema principale del romanzo: quella scientifica, quella poliziesca e quella dello stesso autore, che indaga sulle proprie capacità di scrittore e scopre nuove forme di espressione.

Anche Margherita Ganeri, critica letteraria e docente di Letteratura italiana presso l’Unical, evidenzia il carattere sperimentale dell’opera: si tratta di un esperimento, sia letterario che scientifico. Lo definisce un noir poliziesco ma anche etico-filosofico, che diventa addirittura saggistico nell’appendice, in cui l’autore racconta la genesi del testo e le fonti che lo hanno ispirato. Dopo essersi abbandonato alle tecniche narrative per tessere la trama del romanzo, infatti, Cimatti cede proprio nell’ultima pagina arrendendosi alla necessità di «dare delle spiegazioni». Senza colpa, sostiene la Ganeri, richiama il tema centrale del bene e del male, investigando sui compromessi e paradossi che ne derivano. A dispetto di un finale che si può definire positivo, infatti, il libro termina con parole che riportano volutamente il lettore all’evidenza della cruda realtà: «le cose vanno sempre peggio di come ti aspetti, è sempre così, e l’eroe, se c’è, arriva troppo tardi, oppure, semplicemente, se ne rimane a casa sua».

 

La demolizione critica e le confessioni-rivelazioni

Esplode a questo punto l’uragano Celani, rimasto finora in composto silenzio e raccoglimento. Egli non nasconde le sue perplessità sulla riuscita dell’esperimento romanzesco dell’amico Cimatti, che definisce “splatter nazi-scientifico”. Massimo Celani, autore di testi pubblicitari e animalista difensore dei cani randagi, pur riconoscendo al filosofo romano innate capacità di ottimo comunicatore, considera questo romanzo una forzatura, in quanto rappresenta il tentativo fallito di un intellettuale di arrivare, per via creativa, a risultati più appetibili di quelli che si possono ottenere attraverso la normale attività saggistica ed accademica. È interessante però il fatto che ci provi, e che lo faccia con tanta ironia da sfiorare il ridicolo, dal momento che rinuncia a qualsiasi credibilità creando un’ambientazione e dei personaggi irreali. Si può dire, prosegue Celani, che l’autore rinunci al verosimile pur cercandolo: i personaggi, ad esempio, sono assolutamente inverosimili, con nomi improbabili, e spesso si arriva ad inscenare il paradosso con situazioni che egli definisce “fantasmatiche”. Il risultato è un racconto truculento fino all’assurdo, ambientato in un astratto che maschera il crudo reale, poiché a volte la realtà è così incredibile che bisogna inventarsi qualcosa per renderla plausibile. Eppure è lo stesso autore a concludere il libro con l’avvertimento che «la storia del racconto è improbabile, non impossibile».

Nel suo intervento finale Felice Cimatti svela alcune caratteristiche e convinzioni personali che servono a chiarire molti meccanismi del romanzo. Afferma, ad esempio, che a suo parere la verità è sempre in superficie, non c’è niente di nascosto, inconscio, incomprensibile. Per questo il finale del romanzo s’intuisce già dall’inizio e per questo nel libro non ci sono scoperte, bensì svelamenti, rivelazioni. L’autore confessa inoltre che anche lui, come il protagonista della sua storia, ha forti difficoltà ad ascoltare l’altro.

Di tutti i personaggi coinvolti nella vicenda narrata nel libro, conferma Cimatti, non se ne salva uno. Gli unici senza colpa sono gli animali.

Questo romanzo, rivela lo scrittore-filosofo, è un tentativo di dimostrare quello che in tanti hanno provato a spiegare senza successo: quanto sia difficile raccontare gli animali, svelare i segreti del loro comportamento e della loro coscienza. Come tanti studiosi, anche lui si è sempre affidato alle modalità saggistiche ed accademiche per poi arrivare finalmente a comprendere che non funzionavano, non gli bastavano più. Con questo testo tenta un approccio diverso, con le stesse finalità divulgative, per arrivare comunque alla conclusione che non è possibile spiegare gli animali. Mentre in troppi pensano di avere capito tutto del mondo animale, la conclusione dell’autore è che non resta che «rimanere stupiti per la meraviglia misteriosa di quello sguardo».

Agata Garofalo

 

(www.bottegascriptamanent.it, anno IV, n. 40, dicembre 2010)

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